UNA RIVOLUZIONE NELLA CRONOLOGIA –
LO SLITTAMENTO DEL TEMPO DI 200 ANNI
Traduzione di © Melinda Tamás-Tarr Bonani Dr.
Revisione linguistica di © Adolfo Salomone Dr.
© J &V TRANSTRADING LTD CYPRUS/HUNNIVÁRI
Cyprus, Dhekelia Road, Larnaca 6503
P.O.Box 42770
L’editore, che ha fatto tutto il possibile per conoscere e prendere contatto con il luogo di reperimento e/o con il titolare dei diritti di ciascuna immagine, chiede scusa per gli eventuali errori od omissioni, ed è disposto a correggerli nella successiva edizione del libro.
Tutti i diritti riservati.
Pubblica: Anzsu di Sopron S.r.l.
Printed in Hungary ISBN 963 465 015 5
L’opera di fama mondiale del papa Innocenzo III [1198-1216], ossia la cronologia cattolica romana riformata, forse non raggiungerà il suo 801° compleanno. Infatti, quasi tutte le tracce della disposizione collegabile alla data del 1206 sono state cancellate. e.V./C.E.
Lo specchio magico che riflette il passato della nostra “cronologia scientifica”, costruito con tanta fatica dalla scienza accademica, è andato in mille pezzi, simili alle tessere di un mosaico, sotto un unico colpo di martello, quello del Calendario Ungarico.
Grazie alle particolari anche se casuali coincidenze della sorte, nel 2002 è nato il Calendario Ungarico, la cui diffusione è da allora progredita rapidamente e con forte determinazione spazzando via senza pietà le trascuratezze di localizzazione cronologica, che fino a quell’epoca la scienza accademica riteneva sacre ed inviolabili.
Quando nel 2002 fu scoperto l’inganno, secondo cui l’inizio del Calendario Giuliano non poteva essere datato al 45 a.C./B.C., ma a 200 anni più tardi, ancora non era chiaro chi aveva modificato il calendario e quando lo aveva fatto.
Non si può determinare neppure in quale momento storico si possa collocare il fantomatico periodo che a suo tempo venne colmato con eventi storici mai avvenuti.
Il Lettore in questo piccolo libro verrà a conoscenza delle prove finora venute alla luce, in forma sintetica, in relazione all’estensione del libro stesso.
INTRODUZIONE
Il Calendario Ungarico è un sistema di suddivisione del tempo che, secondo l’ipotesi ancora da accettarsi ufficialmente, Giulio Cesare introdusse nel 154 e.V./C.E. (e.V.: era Volgare), utilizzando calcoli astronomici relativi a periodi precedenti.
La cronologia ufficialmente accettata e largamente insegnata si differenzia da questa per uno scarto di 198 anni, secondo la prima infatti tale introduzione sarebbe avvenuta nell’anno 45 a.C./B.C.
Questa differenza di 198 anni può essere spiegata in unico modo: una storia in anticipo di 198 anni, o, con un’espressione più dura “una storia inventata” si nasconde sull’asse astronomico della nostra cronologia. In termini più chiari, oggi gli studenti in base al progetto didattico obbligatorio devono studiare circa 200 anni di storia inventata.
Il Calendario Ungarico con il semplice calcolo degli inizi delle primavere [equinozi di primavera] è arrivato al risultato di datare l’inizio all’anno 154, poi ha autenticato la “Nuova Cronologia” con le storiche eclissi solari.
L’importante rilevamento del Calendario Ungarico è quello che l’inizio della primavera, ossia l’equinozio di primavera, il quale è controllabile con ben precisi calcoli astronomici, cadde nella stessa data, cioè il 21 marzo, sia al momento dell’introduzione del Calendario Giuliano che al tempo della “correzione di Augusto”. (154. e.V./C.E. – 208 e.V./C.E.)
Il Calendario Ungarico fornisce una spiegazione alla domanda: perché il papa Gregorio corresse giustamente soltanto 10 giorni nel 1582?
L’ipotesi del Calendario Ungarico, oltre alla data iniziale sopra citata, determina anche mediante opportuni calcoli la data di nascita di Gesù Cristo facendola risalire al 194 e.V./C.E. (In quanto visse 33 anni.)
La Cronologica Ungarica localizza il periodo fantomatico tra gli anni 960 e 1150 della cronologia tradizionale, così il cosiddetto anno 960 d.C. coincide con l’anno 1150 e.V./C.E.
(Il tempo calcolato dalla data della nascita di Cristo non può coincidere con il tempo [astronomico] fino al 1150.)
Dato che questo lasso di tempo non esiste, non può esservi stato neppure alcun avvenimento in tale periodo, indipendentemente da quello che insegnano. Da ciò si arguisce che o i malintesi scaturivano dalla versione romana/vaticana della cosiddetta cronologia Cristiana, oppure consapevolmente l’avevano corretta.
Vorrei approfondire meglio quest’aspetto della questione.
Fino all’960 d.C./A.D., oppure scrivendo in altro modo, fino al 1150 e.V./C.E. la cronologia relativa è corretta!
Dal 1150 il calcolo del tempo è corretto ed anche l’anno attuale è il 2006
Com’era possibile l’inserimento di 200 anni fittizi nella nostra storia, in modo tale che nessuno se ne accorgesse? Com’è avvenuta la modifica del nostro calendario? Quando hanno inserito nella nostra storia eventi immaginari? Quali personaggi devono essere cancellati dai nostri libri di storia? A questa e ad altre domande simili cerca di rispondere questo saggio.
Che cosa significa lo slittamento del tempo?
Devo fare alcune premesse fondamentali per tutti coloro che incontrano per la prima volta questo concetto.
IL TEMPO, IL CALCOLO AD ESSO RELATIVO ED IL CALENDARIO
Prima di qualsiasi considerazione sarà opportuno enunciare alcune nozioni di base non semplici dato che, leggendo il titolo del libro, penso che sia abbastanza chiaro che verranno trattate problematiche relative a tutte le domande riguardanti il tempo, le tecniche per il suo calcolo ed il calendario.
Il tempo in sé unisce sia l’attimo che l’eternità.
Scorre silenziosamente, ininterrottamente, in modo invisibile, non palpabile, non afferrabile.
Il concetto di tempo non è semplice, perché non può essere definito né fisicamente né filosoficamente. Calcolare il tempo in senso filosofico significa trasformare l’asse del tempo da infinito a finito e quindi renderlo misurabile. La misurabilità da una parte significa la determinazione del punto iniziale sull’asse del tempo, dall’altra invece l’uso dei periodi temporali determinati come unità di misura. Mentre i punti d’inizio sono di carattere convenzionale e si collegano ai presunti o reali fenomeni naturali o sociali (la creazione del mondo, la nascita di Cristo, le date relative a sovrani, etc.), le unità di misura invece sono in relazione diretta o indiretta con i fenomeni astronomici.
La data per noi è un concetto che indica nel nostro Calendario Giuliano/Gregoriano la collocazione di un avvenimento in un sistema cronologico arbitrariamente definito. Oggi si ritiene che questo sistema di calcolo del tempo [il calendario] funzioni correttamente assieme a suoi difetti da 2005 anni. Secondo questo sistema, l’anno (anno solare), di cui contiamo giorni, settimane e mesi, è l’anno 2006.
Dovunque è spiegato fino alla noia che la rivoluzione della nostra Terra attorno al Sole dà luogo al concetto di anno solare il quale può essere espresso in giorni, mentre il concetto di giorno sta a indicare una rotazione della Terra intorno al suo asse. Tutto sarebbe semplice se i due concetti potessero essere espressi con frazioni di interi, ma la situazione è più complessa.
La Terra “ruota” intorno al Sole non in 365 giorni, e neanche in 365,25 giorni, ma in 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 47 secondi. Questo valore espresso mediante decimali corrisponde a 365,2422 giorni. Gli astronomi lo definiscono col termine tecnico di anno tropico.
L’anno tropico è quel periodo di tempo in cui il Sole passando sull’annuale orbita visibile, ossia sull’eclittica, ritorna da una posizione equinoziale di primavera alla successiva.
Il punto equinoziale di primavera è l’intersezione delle due principali linee circolari (l’equatore celeste, cioè la proiezione celeste dell’equatore terrestre e l’eclittica, ossia l’orbita annuale visibile del Sole) – in cui il Sole nel giorno dell’equinozio di primavera – che cade generalmente il 21 marzo – viene a trovarsi, mentre il punto dell’equinozio autunnale è quello occupato dal Sole il 23 settembre.
In questo modo possiamo anche dire che l’anno tropico è il percorso di 360 gradi del Sole dal 21 marzo al 21 marzo successivo.
Oltre all’anno e al giorno c’è anche un altro evento astronomico che ha lasciato delle impronte profonde nel sistema di misurazione del tempo: il mese.
Un mese è determinato dalla rivoluzione intorno alla Terra della Luna, la quale rivoluzione si manifesta in modo palese con la crescita oppure la diminuzione della porzione visibile, perché illuminata, dalla Luna (cioè il cambiamento della posizione e della forma della Luna). La durata del mese lunare in senso astronomico (cioè il tempo trascorso tra due uguali fasi lunari consecutive) è 29 giorni, 12 ore e 44 minuti, che corrispondono a 29,53059 giorni.
Il calendario, come anche le varie modalità di misura del tempo, sono nati dall’antica esigenza di orientarsi nel tempo. L’unità naturale del calendario è l’anno. Con l’aiuto del calendario, gli antichi poterono visualizzare alcune centinaia di anni, mentre oggi è possibile farlo su alcune migliaia.
CHE COSA È LA CRONOLOGIA?
I popoli civilizzati hanno sviluppato la scienza della misura e del calcolo del tempo. Questa scienza è la cronologia o analisi delle epoche, scienza che oggi, ormai autonoma, costituisce un ausilio importante per la storiografia.
La misura ed il calcolo del tempo venivano effettuati quasi dappertutto basandosi solo sul movimento e sulle mutazioni dei pianeti, per questo al nostro Calendario Giuliano-Gregoriano saranno necessari soltanto i concetti di giorno e di anno.
Il metodo della misura del tempo, il quale si basa sul possibile preciso calcolo dei movimenti dei pianeti, viene trattato dalla cronologia matematica; mentre la cronologia storica si occupa di come i vari popoli in varie epoche a modo loro misurarono e calcolarono il tempo, Gli elementi del nostro odierno calcolo del tempo in parte provengono dai popoli dell’età antica, e in parte sono il risultato delle modifiche medievali.
Il Calendario Giuliano è il frutto delle riforme di Giulio Cesare, che modificò il vecchio calendario romano, e a partire da allora la durata di un anno solare venne calcolato in 365 giorni ed un quarto. La risoluzione adottata fu semplice: tre anni di 365 giorni vennero fatti seguire da un anno bisestile di 366 giorni.
Per brevi periodi il Calendario Giuliano non pone alcun problema, ma su periodi di alcune centinaia di anni quella differenza di 11 minuti e 14 secondi costituirà un problema. Rispetto alla realtà tale calendario allunga ogni anno di questo intervallo di tempo. Come conseguenza di questa regolazione “in eccesso” ogni 130 anni si genererà un errore di un giorno rispetto al punto cardinale originariamente impostato. Durante i secoli questi minuti si trasformano in giorni. (Durante 1300 anni in 10 giorni.)
Questo problema venne eliminato dalla riforma del Calendario operata da papa Gregorio, che nel 1582 tolse i 10 “giorni bisestili” accumulati dalla riforma di Giulio Cesare per ripristinare la corrispondenza astronomica, ossia in modo che l’equinozio di primavera cadesse nuovamente il 21 di marzo.
Scherzosamente papa Gregorio “giustiziò” 10 giorni, ripristinando così l’ordine del calendario e facendo in modo che l’errore di un giorno ogni 130 anni non si ripetesse.
L’esempio dei russi è ampiamente noto, la loro rivoluzione d’ottobre del 1917 secondo il Calendario Gregoriano cade il giorno 7 di novembre, a causa dell’errore del Calendario Giuliano. (Arrivati al 1917 nel loro calendario si erano aggiunti altri 3 giorni di errore e la differenza era aumentata a 13 giorni.)
Dopo la descrizione dei concetti di base possiamo ritornare alla questione originale: che cosa significa lo slittamento del tempo?
In generale significa che gli anni della cronologia matematica e della cronologia storica non coincidono, ossia che vi sono notevoli differenze tra i due metodi di calcolo.
Anteriormente ad una certa data, gli avvenimenti storici da noi accettati come realmente accaduti non avvennero nel periodo storico da noi studiato a scuola. La differenza non è qualche anno o qualche decennio, bensì un intervallo temporale di oltre cento anni.
In Ungheria la teoria più conosciuta del salto del tempo di 300 anni è quella di Heribert secondo la quale gli anni “inventati” assommerebbero esattamente a 297, e andrebbero collocati nell’intervallo di tempo tra l’anno 614 e l’anno 911. Secondo questa teoria, l’introduzione del calendario Giuliano subì uno slittamento di 297 anni, dovettero quindi introdurlo nel 253 e.V./C.E.
Il libro intitolato “Medioevo inventato” di Illig ha costretto gli esponenti della vita scientifica magiara a prendere posizione rispetto a coloro che unanimemente avevano rifiutato la possibilità di un salto temporale e del conseguente slittamento delle date.
Quindi il punto d’inizio del nostro calcolo del tempo è l’anno in cui la Chiesa ha fissato la nascita di Gesù.
Gli avvenimenti precedenti alla nascita di Cristo vengono contrassegnati con l’”avanti Cristo” soltanto a partire dal Seicento. Con il continuo conteggio alla rovescia degli anni giuliani, Giulio Cesare riformò l’antico calendario romano nel 46 a.C. e lo introdusse nel 45 a.C.
Quando trattiamo questo argomento, siamo costretti a confrontarci con la contraddizione cronologica relativa al fatto che Gregorio corresse grossolanamente in 1300 anni l’intervallo di tempo tra due avvenimenti tra i quali trascorsero invece 1627 anni! A prima vista l’errore appare di 327 anni, di altrettanti anni quindi si avvicina a noi l’epoca di Cesare! Quell’errore di 327 anni, se comprovato, porterebbe come conseguenza il fatto che Cesare introdusse il suo calendario intorno al 282 e.V./C.E. [=1582-1300]!
PRECISAZIONE IN MERITO ALLA MISURA DELLO SLITTAMENTO DI TEMPO
La correzione di 10 giorni effettuata nel 1582 è fuori discussione, perché, da quanto mi risulta, nessuno in alcun luogo la ha ancora smentita. Se le cose stanno veramente così, allora qual’è il problema?
Il problema è che con l’aiuto della correzione di 10 giorni si può e si deve stabilire l’inizio del Calendario Giuliano.
Mi sono valso dell’aiuto dei risultati e dei calcoli della moderna astronomia, perché non penso che la nostra Terra oppure il nostro Sole negli ultimi 3000 anni si siano fermati ogni tanto, che abbiano riposato un po’, che non abbiano ruotato oppure che lo abbiano fatto all’incontrario, o addirittura abbiano fatto una capriola. Oltre a ciò non sono a conoscenza né di devastanti bufere, né di meteoriti, né di comete che abbiano cambiato la loro orbita. È lontana da me l’ipotesi di una qualsiasi teoria di catastrofi nel passato!
Quando Gregorio riformò il Calendario Giuliano, circolavano da tempo idee piuttosto confuse. Allora, ma anche 200 anni più tardi, erano convinti che la nostra Terra non potesse avere più di 7000 anni. A quei tempi consideravano la Bibbia come un autentico libro storico al di sopra di ogni ragionevole dubbio.
Ma perché la correzione di 10 anni rappresenta un problema?
Perché i matematici di Gregorio e le persone della sua epoca pensavano di vivere 1582 anni dopo la nascita di Cristo. Con la correzione di 10 giorni operata da Gregorio si può tornare dietro soltanto di 1300 anni ossia fino all’anno 282 della storia dell’umanità. Ma così si va incontro ad un errore di 327 anni tra l’inizio del Calendario Giuliano raccomandato dalla scienza, accettato ed insegnato e il calcolo a ritroso.
Se è vero che il Calendario Giuliano venne introdotto nel 45 a. C., allora Gregorio con la correzione di 10 giorni non sarebbe riuscito a sincronizzare il tempo calcolato correttamente con metodi astronomici con quello del calendario. D’altra parte nessuno può negare che questo sia avvenuto. In base all’intervallo di 1627 anni tra le due date, calcolato o effettivo che esso sia, Gregorio teoricamente avrebbe dovuto apportare una correzione di 12,7 ossia 13 giorni interi.
La ricerca scientifica chiama questa correzione di 10 giorni con la semplice espressione “anomalia relativa alla riforma del calendario”.
Ma torniamo alla riforma di 10 giorni, la quale ripristinò l’equinozio di primavera alla data del 21 marzo, fatto che nello stesso tempo significa che, in un certo momento, ossia esattamente all’atto dell’introduzione del Calendario Giuliano, esso già esisteva.
Prima di iniziare il calcolo all’indietro, o di scegliere gli opportuni algoritmi, citerei il più importante pensiero della bolla di papa Gregorio, perché ciò ci permette di eseguire il calcolo stesso.
“Per far sì che l’equinozio di primavera possa cadere nuovamente nel XII giorno prima delle Calendae di Aprile, si dispone che dal mese di ottobre del 1582 vengano sottratti 10 giorni, cioè che l’equinozio stesso cada il giorno 15 di Ottobre. Così l’errore di cui era affetto il calendario in numerosi anni del passato viene ad essere corretto.”
Il XII giorno prima delle Calendae di Aprile secondo il calendario romano corrisponde al 21 di marzo. Quindi, questo è il giorno in cui si deve ricollocare, secondo l’ordinamento, l’equinozio di primavera. L’ordinamento di Gregorio ha come scopo la ricollocazione del giorno dell’equinozio astronomico di primavera al 21 di marzo.
Invertendo il processo logico, cerchiamo quel periodo del lontano passato in cui il giorno del 21 marzo fu considerato quasi dovunque l’equinozio di primavera.
A questo punto è legittimo chiedersi: quando avvenne ciò?
È assolutamente chiaro che non poteva essere nel 45 a.C., perché a quell’epoca l’equinozio di primavera cadeva il 23 marzo!
Col calcolo astronomico il probabile intervallo è molto ampio!
Tra gli anni 96 e.V./C.E. e 319 e.V./C.E. vi sono equinozi di primavera caduti il 21 di marzo. All’inizio (per 32 anni) ve n’è uno ogni quattro anni, poi per altri 32 anni due ogni quattro anni.
A partire dal 152 e.V./C.E. inizia un periodo di tempo della durata di 100 anni, in cui in quattro anni almeno tre equinozi di primavera cadono il 21 marzo. Nell’intervallo centrale di 32 anni di questo periodo tutti e quattro gli equinozi di primavera cadono il 21 marzo!
A un nostro primo grossolano approccio sembrerebbe che la data astronomica del calendario da noi cercata sia da localizzare tra gli anni 152 e.V. /C.E. e 252 e.V./C.E.
La situazione diventerà completamente diversa, quando qualcuno dimostrerà che l’inizio del Calendario Giuliano può essere collegato con l’equinozio di primavera nel giorno del 22 marzo. In tal caso per trovare l’inizio cercato si dovrà regredire nel tempo astronomico tra gli anni 22 e.V./C.E. e 128 e.V./C.E.
Chi preferisce l’equinozio di primavera cada il 23 marzo, ha diritto di tornare indietro di altri 130 anni sull’asse del tempo astronomico e di cercare l’era di Cesare tra gli anni 108 a.C. e 2 a.C. Purtroppo le scienze accademiche hanno frugato proprio in quel periodo e hanno scelto l’anno 45 a.C. come inizio del calendario.
La scienza accademica tradizionale che trasmette la “conoscenza” di generazione in generazione non aveva altra scelta che spiegare tutto questo come “un’anomalia della riforma del calendario”.
Ma non fermiamoci all’equinozio di primavera del 23 marzo, poiché “antichi” scienziati seri e di grande fama chiaramente scrissero il vero nel loro “antico” lavoro, e limitiamoci a ritenerli credibili.
Sia che lo crediate o no, il più grande scienziato naturalista dell’età “antica”, Plinio il Vecchio, afferma più volte con decisione che nella sua epoca, ossia nel primo secolo d.C. l’equinozio di primavera cadde il 25 marzo.
Il suo contemporaneo Lucio Iunio Moderato Columella, scrittore scientifico di prim’ordine e grande esperto in scienze agrarie, pone anche lui l’equinozio di primavera il giorno 25 di marzo.
Non possiamo dimenticare un contemporaneo dell’imperatore Augusto, Publio Ovidio Nasone che fu esiliato a Tomi: egli scrisse un intero volume sul calendario romano e anch’egli ritenne che l’equinozio di primavera fosse il 26 marzo.
Affinché tutte queste affermazioni possano essere ritenute vere, si dovrebbero “inventare” ancora circa altri 260-390 anni, perché solo con questa aggiunte esse potrebbero essere ritenute tali.
(Le mie affermazioni di cui sopra si trovano nei diagrammi e nelle tabelle delle due edizioni del Calendario Ungarico.)
Io non credo ad essi, sono tutti mistificatori medievali, ma la ricerca accademica non la pensa così.
In migliaia di dizionari e di enciclopedie possiamo leggere questi dati incredibili, compagnie di buontemponi formate da scienziati specialisti raccontano queste castronerie nei loro studi, cercando di farci credere il loro carattere scientifico, usando il 24 marzo come spezia da aggiungere al piatto del 25 marzo.
Insomma hanno ragione quando affermano che vi è grande probabilità che come conseguenza della differenza di 16 ore durante il cambiamento dell’anno bisestile possono comparire l’una o l’altra di queste due date. Nell’edizione del 2002 del Calendario Ungarico il lettore può trovare un discreto numero di citazioni concrete.
La cosa più triste è che gli astronomi specialisti che leggevano Plinio abbiano autenticato la traballante cronologia degli storici cercando di farne credere il carattere scientifico.
Il risveglio dal letargo provocato dal Calendario Ungarico edito nel 2002 è servito soltanto per far sì che venisse pubblicata una novità, secondo cui 2050 anni prima l’equinozio di primavera cadde il 23 marzo e non il 25 né il 24. Nel frattempo ho evidenziato il fatto che Giulio Cesare non visse in quei tempi, ma in un periodo 200 anni più vicino a noi.
TESI DOTTRINALE DEL CALENDARIO UNGARICO
Sono costretto ad anticipare questa espressione per il mio rivoluzionario sistema cronologico, anche se sarebbe stato più opportuno utilizzare il termine ”ipotesi”. Il motivo è che non ho il tempo di fare il modesto, il nuovo sistema cronologico, ossia il Calendario Ungarico è pronto.
Ma che cosa è questo Calendario Ungarico?
In poche parole è un sistema di calcolo del tempo in base al quale Giulio Cesare introdusse il Calendario Giuliano nel 154 e.V./C.E., cioè nell’anno calcolato astronomicamente, e non nel 45 a.C./B.C., anno ufficialmente riconosciuto e diffusamente insegnato. C’è un unico modo per spiegare questa evidente differenza di 198 anni.
Nel calcolo del nostro tempo astronomico si nascondono 198 anni, più precisamente si nasconde una „storia inventata”.
Il Calendario Ungarico tramite l’analisi dei Calendari Giuliano e Gregoriano è arrivato alla conclusione che Cesare fissò il suo calendario sul giorno [punto cardinale] dell’equinozio di astronomico primavera che cadde il 21 marzo, e, con l’aiuto degli anni bisestili ogni quattro anni, lo seppe tenere in piedi. Non c’è alcuna contraddizione con quello che segnala anche la bolla di papa Gregorio a proposito del Concilio di Nicea, il quale per il calcolare in modo uniforme la Pasqua fissò l’equinozio di primavera alla data del 21 marzo del calendario.
La riforma del Calendario di Cesare si ispira a modelli egiziani, in Egitto già da tempo sapevano che la lunghezza dell’anno solare è 365,25 giorni.
La necessità di introdurre l’anno bisestile ogni quattro anni appare nel “Decreto di Canopo” trilingue, che venne trovato nella zona del delta del Nilo e che precede l’era di Cesare di 150 anni.
Dal calendario ad esso associato, con un calcolo a ritroso a partire dall’anno 154, si vede che il primo anno riformato iniziò con la luna nuova, fatto che fu in grado di aiutare i romani attaccati alle tradizioni ad accettare la riforma.
Da tanto tempo si è cercato di ricostruire la distribuzione degli anni bisestili negli anni iniziali, ma questo non ha portato ad alcun risultato convincente.
Secondo il Calendario Ungarico l’anno iniziale per Cesare è l’anno bisestile 154 e.V./C.E., con 366 giorni, l’equinozio di primavera in quell’anno cadde il 21 di marzo alle ore 0 e 45 minuti. Ne consegue che anche nei prossimi trent’anni l’equinozio di primavera avrà luogo quasi sempre il 21 di marzo.
Perché questo è importante?
Nell’anno successivo a quello dell’introduzione del calendario, il 155 e.V./C.E., uccisero Giulio Cesare, e poco dopo suo figlio adottivo, Ottaviano divenne il monarca autocrate, col nome ben conosciuto di imperatore Augusto.
Nelle numerose biografie dell’imperatore Augusto è scritto che egli festeggiò il suo compleanno il giorno dell’equinozio d’autunno, ossia il 23 settembre. Il Divino Augusto nell’anno 190 e.V./C.E. [trad. 9 a.C/B.C.] nel Campo di Marte consacrò l’orologio solare più grande di tutti i tempi ed un altare della pace – ARA PACIS –. Per la realizzazione dell’orologio solare che era disposto orizzontalmente portarono un obelisco alto 22 metri dall’egiziana Elaiopoli, poi raggiunsero l’altezza di circa 30 metri con un piedistallo di sei metri e con un globo che ne accentuava l’ombra. La particolarità di questo orologio solare è che l’ombra cade sull’Altare della Pace soltanto nei giorni dei due equinozi.
Sarebbe difficile mettere in dubbio che non fu Augusto a far sistemare l’altare in quella posizione e che questa particolarità astronomica non abbia connessione con la data del suo compleanno, il 23 settembre, pubblicamente nota.
A proposito di questo orologio solare è ora che ci liberiamo delle vecchie credenze che si diffusero tramite il libro di Ambrosio Teodosio Macrobio Saturnalia [I.14.13-14].
Secondo un autore vissuto molte centinaia d’anni dopo Augusto, i “sacerdoti” infransero la regola di determinare gli anni bisestili ogni quattro anni nonostante la regola stessa fosse adottata in tutto il territorio dell’Impero e immortalata su tavole di bronzo. Secondo lui “l’errore fu commesso per 36 anni consecutivi ed a questi anni furono aggiunti 12 giorni invece di 9. A correggere questo errore fu più tardi l’imperatore Augusto che ordinò di non inserire alcun giorno negli anni successivi, così i tre giorni aggiunti a causa della fretta dei sacerdoti sarebbero stati eliminati nei 12 anni successivi”
Macrobio, che si considerava un pagano assai colto, scivolò su una buccia di banana: dimenticò che il calendario festivo ben noto ai sacerdoti egiziani, cioè il cosiddetto Calendario Giuliano, venne introdotto anche in Egitto nel 30 a.C., dopo la battaglia di Azio. Là invece non sarebbe stato in alcun modo possibile l’inserimento dei giorni bisestili triennali. (Secondo me neanche a Roma, perché “l’esperto” di Cesare, M. Flavio non venne ucciso durante le Idi di marzo.)
Così il Calendario Ungarico non si basa né sul calendario errato, né sulla riforma augustea!
Oltre a ciò ritengo che il mese sestile, il nostro attuale mese di agosto a partire da Cesare debba essere di 31 giorni! In questo gli archeologi romani concordano con la mia tesi.
Dall’introduzione del Calendario Giuliano sono passati 35 anni, ed è di pubblico dominio il fatto che la rivoluzione della Terra attorno al sole non avviene in 365 giorni ed un quarto, ma in 365 giorni, 5 ore e 48 minuti, e questo errore di 12 minuti nel corso degli anni lentamente, ma inesorabilmente “sfalsa” la data dell’equinozio di primavera originariamente fissato il 21 marzo. Nell’anno della santificazione dell’Altare della Pace – trad. a.C./BC. 9 = e.V./C.E. 190 – ad esempio l’equinozio di primavera cadde già alle ore 17 e 53 minuti del 20 marzo.
Gli specialisti sanno che l’equinozio di primavera del 21 marzo determina un equinozio d’autunno del 23 settembre, con l’aggiunta di circa 10 ore. Quindi, in quell’anno l’equinozio d’autunno ebbe luogo all’alba del 23 settembre.
In seguito l’equinozio d’autunno ogni anno – fino al 212 e.V./C.E. [trad. 14. d.C./A.D.], giorno della morte di Augusto – cadde il 23 settembre, in questo giorno infatti la linea dell’equinozio si proietta sull’Altare della Pace dell’orologio solare gigante.
Il lettore attento avrà notato che fra l’inizio del Calendario Ungarico e la riforma gregoriana sono passati 1428 anni, che non sono in sincronia con la correzione di 10 giorni. Questo intervallo temporale presuppone una correzione di 11 giorni, la quale sembra una grave contraddizione in una situazione in cui affermo che Cesare e gli astronomi di Augusto sapevano determinare l’equinozio in modo molto preciso.
Devo tranquillizzare il lettore, la contraddizione è soltanto apparente, come avrete potuto leggere anche nei miei libri precedenti. Una piccola cosa è sfuggita all’attenzione dei ricercatori: papa Gregorio non ha collocato il suo calendario nel periodo in cui la data degli equinozi di primavera era ritenuta il 21 marzo, ma in quello in cui la si localizzava il 20 marzo.
Non è difficile rendersi conto neanche da parte del lettore non specialista che tra il ripristinato giorno del 20 marzo e l’originale giorno del 21 marzo la correzione non dovrà essere di dieci giorni, ma di undici. Con la correzione di dieci giorni si può ritornare soltanto al tempo in cui gli equinozi di primavera cadevano il 20 marzo, che, secondo la nostra conoscenza, è localizzato tra 285 e 385 e.V./C.E.
Con la correzione di dieci giorni non si hanno più 130 x 10 = 1300 anni, ma 130 x 11 = 1430 anni, teoricamente con l’anticipo di un tal numero di anni fu introdotto il Calendario Giuliano. Questo teoricamente significa l’anno 1582-1430=152!
Il Calendario Ungarico con l’apparizione il 1° gennaio della nuova luna colloca in modo particolarmente accurato l’anno iniziale del calendario Giuliano esattamente nel 154! Con l’accettazione della tesi dottrinale del Calendario Ungarico cessa l’anomalia della riforma di Gregorio, non c’è contraddizione, il risultato è corretto retroattivamente come 3000 anni prima.
Si può accettare a malincuore o addirittura odiare questo sistema di calcolo a ritroso, si possono mettere punti interrogativi a proposito del sistema di assegnazione degli anni bisestili, ma la scienza si trova nella sua stessa trappola, perché anche nelle ere anteriori a Cesare utilizzarono il normale sistema bisestile quadriennale.
Questo inizio significa 198 anni di differenza rispetto alla presa di posizione ufficiale riconosciuta dalle accademie e insegnata in modo esclusivo nell’istruzione pubblica.
Secondo il notissimo proverbio inglese la prova del budino è il consumo del budino stesso.
Vedremo questa ardita(?) ipotesi quanto reggerà alla prova!
In principio c’era l’astrologia!
L’ASTRONOMIA AL SERVIZIO DELLE SCIENZE STORICHE
È risaputo che innumerevoli osservazioni astronomiche sono rimaste nelle cronache, nelle descrizioni antiche di viaggi per le quali sono stati effettuati vari tentativi di localizzazione nel tempo con maggiore o minor successo. Non è un segreto per gli storici che la storia viene scritta a posteriori, piuttosto da parte dei vincitori, pertanto si deve prestare molta attenzione alla veridicità di ciascuna descrizione.
Sappiamo anche che le storiche eclissi solari e lunari autenticano le date della cronologia storica, con le quali la scienza odierna è in grado di risalire senza problemi a 2800 anni fa.
Il fatto che queste storiche eclissi solari e lunari furono localizzate nel tempo correttamente, ci evita di cercare un fantomatico ed inventato periodo storico tra l’epoca di Giulio Cesare e quella di papa Gregorio. Le scienze accademiche, basandosi proprio su di esse ci rassicurano che non c’è alcun conflitto con la nostra cronologia.
Oggi dei ben precisi punti cardinali determinano la nostra cronologia, come ad esempio l’inizio 45 a.C. (45 B.C.), o 44 a.C. (44 B.C.) e gli Idi di marzo, quando Cesare venne ucciso. Così nel nostro calcolo di tempo l’anno 14 a.C. (14 A.D.) è un ugualmente importante punto cardinale, il 19° giorno di quell’agosto l’imperatore Augusto morì a Nola (nei pressi di Napoli).
Degli ottimi strumenti per autenticare la cronologia romana sono le descrizioni delle eclissi solari e lunari rimaste nelle fonti storiche.
Anche le scienze accademiche si basano su questi metodi, ma vedendo i loro risultati sono quasi sempre inaffidabili. Cent’anni fa F. K. Ginzel nel suo lavoro monumentale (Spezielle Kanon der Sonnen- und Mondfinsternisse…von 900 vor Chr. bis 600 nach Chr.) identificò ulteriori 60 eclissi solari e lunari fino alla caduta dell’Impero Romano Occidentale. [Trad. 476 d.C./A.D.]
Nel 1970 secondo Robert R. Newton, professore dell’UNIVERSTIÀ JOHNS HOPKINS, quattro quinti delle antiche “osservazioni” sono imprecise o inaffidabili. Le ricerche più recenti sono arrivate a conclusioni ancora più sconfortanti. F. Richard Stephenson, nel suo libro intitolato HISTORICAL ECLIPSES AND EARTH’S ROTATION riporta complessivamente due probabili eclissi solari europee nei primi 300 anni del Calendario Giuliano. Purtroppo le eclissi cinesi da lui riportate non hanno valore per la verifica della nostra cronologia cattolica, perché non c’era contemporaneità tra gli imperatori romani e quelli cinesi, e la cronologia cinese venne costruita dai preti gesuiti inviati dai papi in Cina dopo il 1582 tramite il calcolo a ritroso…
Secondo il Calendario Ungarico è fuori discussione la credibilità delle antiche eclissi solari, soltanto vanno cercate nel posto giusto, ossia con 200 anni in anticipo sull’asse dei tempi, dove nessuno le ha mai cercate! Nel mio libro intitolato “Il calcolo finale a ritroso” è quello che ho fatto, riportandone in questa sede l’estratto dei risultati.
Ho già accennato prima che l’imperatore Augusto secondo la cronologia tradizionale morì nel 14 d.C./A.D. nei pressi di Napoli, a Nola, il 19 agosto. Secondo il Calendario Ungarico questo significa l’anno 212 e.V./C.E.
Per curiosità diamo un’occhiata ai dati del nostro anno.
L’equinozio di primavera ha avuto luogo il 21 marzo, alle ore 2 dell’alba, l’equinozio d’autunno il 23 settembre verso le 12.
Non molto prima della morte dell’imperatore Augusto, le fonti bibliografiche accennano ad un’eclisse solare a Nola (v. „Il calcolo finale a ritroso” di H. Z. pp. 16-21.).
58 anni dopo l’introduzione del Calendario Giuliano il 14 agosto del 212 e.V./C.E., quindi cinque giorni prima della morte di Augusto, i programmi astronomici segnalavano un’eclisse solare che era stata prevista con precisione. Quest’eclisse solare era correttamente associata con un’eclisse lunare riferibile al primo anno di regno di Tiberio ed era in relazione temporale con la rivolta delle legioni pannoniche. La data di quest’avvenimento era il giorno del 24 gennaio 213 e.V./C.E.
Penso che anche il lettore capisca da solo che la scienza accademica non può produrre un’eclisse solare per il tradizionale anno 14 d.C./A.D....
Dopo 400 anni di ricerche, hanno dovuto arrendersi alla teoria formulata da D. Justin Schove:
“Nei tempi antichi era un fenomeno frequente che in prossimità della data della morte di un personaggio famoso attribuissero a quel giorno un’eclisse solare. Questo tipo d’affermazione non ha altro significato che quello di un normale omaggio letterario e a ciò non fa eccezione neanche Augusto.” Generalmente può essere così, ma non in questo caso!
Quest’unica eclisse ha chiuso la polemica intorno alla cronologia a favore del Calendario Ungarico contro la cronologia tradizionale, la quale venne erroneamente costruita ed ancora oggi usata ed insegnata.
Un avvenimento immortalato in una certa scrittura assume aspetto storico se possiamo affermare dove e quando è successo, altrimenti è collocabile solo nel mondo delle leggende, nei racconti mitici. La storia senza la matematica e l’astronomia sarebbe un caos e le oche capitoline prenderebbero posto accanto alla capitolazione di Sédan. Per portare a conoscenza queste idee e per infrangere la congiura del silenzio, sono costretto a usare metodi elementari che possano far capire sempre di più e al più presto possibile come fu possibile creare circa 200 anni di storia inventata sull’asse del nostro tempo, chi trasformò il calendario e come e quando realizzò tale modifica.
Per valutare le considerazioni fatte finora un elemento da non trascurare è il fatto che un’eclisse totale di sole in un punto determinato della Terra può avvenire a distanza di oltre 200 anni dalla precedente, e che quindi è un fenomeno decisamente più raro rispetto all’eclisse lunare. Anche per questo motivo si presta per la determinazione del tempo esatto.
INDIETRO ALLE ORIGINI
Anno 153. e.V./C.E. [Trad. 46 a.C. oppure 46 B.C., 708 a.u.c.]
Giulio Cesare, che in quell’anno era sia prelato (pontefice massimo [pontifex maximus]), che console e dittatore, col reinserimento di due periodi di 27 giorni che non erano stati conteggiati durante la guerra civile, ristabilì l’integrità del calendario romano. In quell’anno il numero dei giorni diventò 354+54=408.
(Calendario Ungarico 2004., pp. 91-177.
Anno 154 e.V./C.E. [Trad. 45 a.C. oppure 45 B.C., 709 a.u.c.]
È l’anno iniziale del Calendario Giuliano: Cesare è padrone assoluto dell’intero impero romano. In quell’anno adottò e rese suo erede Ottaviano, il futuro imperatore Augusto.
Anno 155 e.V./C.E. [Trad. 44 a.C. oppure 44 B.C., 710 a.u.c.]
I seguaci della repubblica, con a capo Bruto e Cassio uccidono Cesare.
Anno 156 e.V./C.E. [Trad. 43 a.C. oppure 43 B.C., 711 a.u.c.]
Ottaviano, Antonio ed il proconsole di Gallia Lepido formano il secondo triumvirato che verrà legalizzato dall’assemblea popolare romana.
Anno 164 e.V./C.E. [Trad. 35 a.C. oppure 35 B.C., 719 a.u.c.]
Secondo la Cronaca di Pasqua un’eclisse solare avvenne nell’anno del consolato di Poplicola e Nerva. Fu possibile osservare quest’eclisse solare il 4 settembre nell’interno bacino del Mar Mediterraneo.
Anno 168 e.V./C.E. [Trad. 31 a.C. oppure 31 B.C., 723 a.u.c.]
Nella guerra per l’egemonia mondiale la flotta d’Antonio subì una sconfitta nella battaglia di Azio. Secondo la Cronaca di Pasqua in quell’anno vi fu un’eclisse solare durante il consolato di Antonio e Messala Corvino. Al luogo dell’avvenimento non si fa cenno, così il 17 dicembre, poco dopo il sorgere del sole in Alessandria fu visibile un’eclisse solare, fatto che senza dubbio possiamo accettare come elemento identificante.
Anno 194 e.V./C.E. [Trad. 5 a.C. oppure 5 B.C., 749 a.u.c.]
L’anno ipotetico della nascita di Gesù Cristo, supponendo che egli abbia vissuto 33 anni. (227 e.V./C.E. - 33=194!)
Anno 195 e.V./C.E. [Trad. 4 a.C. oppure 4 B.C., 750 a.u.c.]
Il 13 gennaio: eclisse lunare. La morte di Erode può essere localizzata alla fine di gennaio. Secondo il Calendario Giuliano in quell’anno astronomico gli ebrei il 29 marzo al tramonto osservarono una luna nuova falciforme di 32 ore e questo fu fissato da loro come il primo giorno del mese di Nissan. La festa del Pane Azzimo (N.d.T.: Pasqua ebraica) la quale veniva celebrata dal 15 al 21 di Nissan, cadeva dal 12 al 18 di aprile.
Anno 197 e.V./C.E. [Trad. 2 a.C. oppure 2 B.C., 752 a.u.c.]
Con riferimento a quell’anno, Dio Cassio nel Libro LV segnala un’eclisse solare nel periodo del consolato di L. Cornelio Lentulo e M. Valerio Messala.
Questa avvenne il 3 giugno, e la sua localizzazione può essere situata nel bacino del Mar Mediterraneo. Nella valutazione di quest’eclisse gli accademici hanno commesso un errore madornale. Non riuscendo a trovare eclissi solari utilizzabili intorno agli anni tradizionali 2 a.C./B.C. e 3 a.C./B.C. , nelle loro fonti hanno modificato un po’ i nomi dei consoli con note supplementari tra parentesi. Hanno creato così una fantomatica eclisse sfasata di 8 anni rispetto alla cronologia relativa romana – 5 e.v./C.E – eclisse ben visibile agli abitanti dei dintorni del Rio delle Amazzoni. (V. dettagliatamente ne “Il calcolo finale a ritroso”)
Anno 198 e.V./C.E. [Trad. 1 a.C. oppure 1 B.C., 753 a.u.c.]
Gli astronomi scientificamente lo definiscono anno “zero”, ma l’errore di 198 anni permetterà loro di risolvere quest’incongruenza.
Anno 199 e.V./C.E. [Trad. 1 d.C. oppure 1 A.D., 754 a.u.c.]
È l’inizio della cronologia cristiana, la data della nascita di Gesù tradizionalmente accettata. Questa data è sbagliata anche secondo gli accademici, ma loro quantificano le dimensioni dell’errore in 5-7 anni. Il Calendario Ungarico localizza questo “errore” sull’anno 194.
Quest’errore viene abitualmente attribuito a Dionisio Esiguo che visse 500 anni più tardi, ma, come potremo vedere più avanti, l’anno iniziale da lui creato mediante il calcolo retrogrado va a coprire l’anno astronomico 191 d.C./A.D Soltanto nessuno se n’è accorto. In seguito tratteremo anche questo caso. In ogni caso ribadiamo di nuovo il concetto; l’anno della nascita di Gesù, cioè l’anno del “Signore incarnato” è diventato il I° anno della nuova cronologia, che coincide con il 195, l’anno dei giochi olimpici [195/1], col 754° anno della fondazione di Roma, e anche con il 312° anno della cronologia Seleukida. Gli avvenimenti anteriori alla nascita di Cristo vengono datati soltanto dal Seicento con „avanti Cristo” e contrassegnati col simbolo [a.C./B.C.] Dopo queste incertezze il lettore non deve meravigliarsi se il divario iniziale di 198 anni presente nel Calendario Ungarico, secondo i calcoli della cronologia tradizionale, dapprima diventerà un errore di 194 anni e, successivamente nel IX secolo tale errore sarà ridotto a 190 anni.
È di per sé evidente che l’errore scomparirà esattamente nell’anno 1206 e.V./C.E.
Anno 212 e.V./C.E. [Trad. 14 d.C. oppure 14 A.D., 767 a.u.c.]
È un punto cardinale fisso nella cronologia tradizionale, perché in questo periodo morì l’imperatore Augusto a Nola il 19 agosto. Sono riuscito con i miei precedenti ragionamenti a sostenere questa tesi con un’appariscente eclisse solare. [14 agosto 212 e.V./C.E.!]
Anno 213 e.V./C.E. [Trad. 15 d.C. oppure 15 A.D., 768 a.u.c.]
La rivolta della Pannonia e l’inizio del dominio dell’imperatore Tiberio sono suffragati da un’eclisse lunare. [24 gennaio 212 e.V./C.E.!]
Anno 212-235 e.V./C.E. [Trad. 14--37 d.C./A.D.] regno di Tiberio
Per accertare le date corrette ci è grande aiuto la numismatica, infatti a partire al regno di Tiberio ogni anno venne immortalato dal conio di monete.
La determinazione della data della morte di Gesù Cristo sulla croce
Anno 227 e.V./C.E. [Trad. 29 d.C. oppure 29 A.D., 782 a.u.c.]
L’anno della crocifissione di Gesù. Il giorno lo conosciamo precisamente, perché il 14 di Nissan, alla vigilia dell’ebrea Pesach, Egli, durante un’eclisse lunare muore sulla croce. Calcolando a ritroso la data, essa cade [giovedì] 19 aprile 227. Con il sistema di eclissi del Calendario Ungarico – avente due anni di differenza – questa data allora viene a cadere il 18 aprile, secondo la cronologia ebraica in un venerdì. Qui vorrei accennare, al fatto che gli scienziati seguendo le tracce degli evangelisti cercano da molti secoli l’eclisse solare, nonostante sappiano che nel periodo di luna piena sono possibili soltanto eclissi lunari. L’oscuramento del cielo accennato dall’evangelista Luca che durò tre ore può essere riferito soltanto ad un’eclisse lunare, perché l’eclisse solare può oscurare il cielo soltanto per cinque minuti al massimo. A causa del fatto che nelle fonti viene riferito che essa sarebbe avvenuta un venerdì, sono costretto a ricostruire l’anno in base alle fasi lunari calcolati sulle coordinate di Gerusalemme.
(I dati del calcolo a ritroso per l’anno 227 della NASA UT sono i seguenti:
Le fasi di Luna nuova avvennero il 3 febbraio, alle ore 20:57, il 5 marzo alle ore 06:16, il 3 aprile alle 15:43, la fase di luna piena avvenne il 19 aprile alle 03:51, delta - T= 2 ore).
I dati forniti sono che il luogo è Gerusalemme, il calcolo invece lo porto a conoscenza basandomi sul primo calendario ebraico allora, ma basato solo sulle esperienze. In quell’anno cadde nell’ultimo mese – l’Adar – del calendario ebraico secondo il Calendario Ungarico cadde il 4 febbraio.
La congiunzione o più precisamente la luna nuova avvenne intorno alle ore 23 del 2 febbraio.
In realtà il 4 febbraio fu visibile una sottilissima luna falciforme e così con quest’evento iniziava il primo giorno dell’ultimo mese. La mattina del giorno successivo, ancora sempre nel primo giorno del mese andarono in campagna e constatarono che l’orzo non era ancora spuntato. Ciò significò soltanto che il mese successivo non sarebbe stato il Nissan, ma che prima andava inserito, dopo l’Adar, il mese Veadar. Passati due mesi la luna nuova apparve alla 1 dell’alba del 3 aprile, quindi, realmente la sera del 5 aprile per questo avevano effettivamente visto la luna falciforme e con questo fatto il nuovo anno era iniziato col mese di Nissan.
La Pesach iniziò la sera del 15 di Nissan e durò fino al 21.
Il giorno del 15 di Nissan secondo Mosè è “il sabato festivo”, quindi è sempre il sabato o “sabbat”, il quale – come abbiamo visto – viene determinato dalle fasi della Luna.
Conoscendo la durata della fase lunare – 29,53 giorni – ed inoltre in quale giorno cade l’1 di Nissan, è facile dedurne che il giorno 15 di Nissan cade sempre dopo una luna piena. Così è stato anche nell’anno 227, anzi, è anche dimostrabile che l’eclisse lunare avvenne il 14 di Nissan. Da queste considerazioni scaturisce chiaramente che nel primo calendario ebraico i giorni della settimana, più esattamente il sabato venga determinato dalla fase Lunare dell’anno nuovo e così il giorno di vigilia di ogni festa è sempre il venerdì! Quindi non ha nessun senso desumere il tempo del venerdì santo tramite l’ininterrotto calcolo a ritroso dei giorni della settimana come le ricerche di 1000 anni tentarono di fare.
Se qualcuno trovasse troppo tardiva la data dell’eclisse lunare del 18 aprile 227, lo tranquillizzerei dicendogli che a sostegno dell’ipotesi T-delta non c’è una solida teoria. I nostri scienziati esagerano un po’ nel rallentare la rivoluzione della nostra Terra intorno all’asse...
Dopo l’accettazione del Calendario Ungarico si deve nuovamente calcolare la T-delta e non sarei sorpreso se la nostra eclisse lunare fosse iniziata 1-1,5 ore prima.
LE SUCCESSIVE ECLISSI SOLARI ANTICHE
CHE AUTENTICANO LA CRONOLOGIA DEL CALENDARIO UNGARICO
Nei confronti delle eclissi solari finora da me elencate, la scienza accademica non ha potuto portare molti argomenti per la dimostrazione della “sua verità”, cioè della sua cronologia errata. Esaminando i primi sessant’anni del Calendario Giuliano si può affermare che la cronologia relativa è perfetta, gli esperti storici hanno ricostruito in modo eccellente la storia romana anche senza le eclissi solari sfruttando quei 198 anni di differenza rilevabili dalla traccia dall’inizio del calendario. Questo è vero anche per i successivi secoli, in cui la numismatica ha un ruolo predominante per la determinazione degli anni di regno degli imperatori. Le eclissi qui sommariamente menzionate sono ampiamente trattate nel mio libro intitolato “Il calcolo finale a ritroso”, pubblicato nel 2005.
Per la dimostrazione della cronologia del Calendario Ungarico sono particolarmente interessanti quelle eclissi, che nei libri tecnici sono considerate “errate”, perché non sono state trovate, non potevano trovarle a causa della differenza di 198 anni. (Fino adesso ho soltanto trattato questi tipi.)
È ancora più sconcertante il fatto di un’eclisse solare dell’Era Antica che è segnalata in un giorno preciso nel Calendario Giuliano, e che invece non è mai stata osservata!
La bibliografia scientifica specialistica tiene conto di “questa perla” come ECLISSE “PREDETTA DA CLAUDIO”, essa venne regalata all’umanità colta da parte degli umanisti.
Si tratta di questo: secondo la fonte per il giorno del compleanno di Claudio – 1 agosto – era stata pronosticata un’eclisse solare e questo avvenimento sarebbe stato comunicato in forma di proclama dall’imperatore al popolo di Roma, infarcito con una buona dose di dati scientifici..
(Quando avverrà, quanto tempo durerà, quale sarà il motivo dell’eclisse solare, etc.)
È evidente dal nome dei consoli, che tale avvenimento si riferisce al tradizionale anno 45 d.C./A.D. Guarda caso, 109 anni prima dell’introduzione del Calendario Giuliano vi fu effettivamente un’eclisse solare sulla nostra Terra, ma non poterono osservarla né i sudditi dell’imperatore Claudio a Roma, né i bravi repubblicani vissuti 200 anni prima. Invece ebbe caratteristiche molto spettacolari a Dakar in Africa e al di sopra dell’Oceano Indiano, a sud dalle Isole Maldive...
Gli scienziati sanno che a Roma l’eclisse non è visibile e facendo riferimento l’uno all’altro si palleggiano la responsabilità in merito alla valutazione dell’eclisse. Si tranquillizzano al pensiero che in fin dei conti hanno a che fare con un’eclisse calcolata [calcolata a ritroso?] e non con una osservata. Ma non si sono dimenticati per caso della critica delle fonti?
Da quanto tempo l’uomo sa prevedere un’eclisse oppure calcolarla a ritroso?
Naturalmente non abbandonerebbero volentieri l’ipotesi dell’eclisse perché essa confermerebbe la precisione dell’antico Calendario Giuliano e la sua regolarità fino ai nostri giorni d’oggi. Tale eclisse non fu osservata a Roma ma ciononostante fu “annotata”. Quindi in base al calcolo a ritroso dell’eclisse viene a crollare l’intero edificio scientifico, la credibilità delle indagini C-14 e la “scienza” della paleografia!
Quando qualcuno si lamenta che fu una grave perdita per l’umanità il fatto che gli annali di Tacito relativi a quell’epoca non fossero stati ritrovati, non so se ridere o piangere!
In ogni caso vale la pena di puntualizzare che l’imperatore Claudio regnò tra 239-252 e.V./C.E. E non ha grande importanza la data della sua nascita.
Gli avvenimenti finora elencati evidenziano chiaramente che l’imperatore Nerone regnò tra il 252 e il 266 e.V./C.E., così Agrippina non poteva essere assassinato il 30 aprile 59 e.V./C.E., quando a sud dalla Sicilia venne osservata un’eclisse solare totale. Invano Plinio ci fornisce il giorno preciso, con questo dimostra soltanto che non sapeva contare, ed in più ha anche il coraggio di indicare l’ora per l’Armenia. (tra le 7 e 8 ore di quel giorno in Campania e tra le 10 e 11 del giorno stesso in Armenia.) È una precisione notevole da parte di un autore dall’“antichità” che aveva opinioni confuse in merito dei punti cardinali annuali e le cui conoscenze riguardo ai consoli della sua epoca erano sfasate di trent’anni. Il biografo di Dio Cassio ci fa sapere che le stelle furono visibili a Roma…
La ricerca è solita considerare quest’affermazione come libertà concessa all’artista..
Leggendo la letteratura storica specializzata nelle eclissi solari scientifiche, a mio giudizio sono particolarmente importanti quegli avvenimenti, i quali possono essere localizzati nel tempo in base al sistema della cronologia tradizionale, e nello stesso tempo né in vicinanza né lontano dai quali è possibile trovare eclissi solari o lunari. Filostrato ci ha tramandato avvenimenti di questo genere – precisamente due eclissi solari – che da lui presero il nome di ”eclissi di Apollonio”. Da tempo considerano il libro biografico su Apollonio di Filostrato Tyana come romanzo storico, probabilmente anche per il fatto che non si riuscì a dimostrare la realtà delle sue eclissi. Questo nonostante dalla sua opera risulti che poco prima dell’eclisse solare Apollonio si sia incontrato con un console in carne ed ossa che aveva coperto quella carica secondo la cronologia tradizionale nell’anno 66 A.D. Ammettendo come vero che il luogo dell’avvenimento fosse Roma, e la data il 3 aprile 265 e.V./C.E., poco prima del tramonto i romani ebbero modo di osservare un’eclisse solare spettacolare.
In seguito a ciò gli storici devono soltanto prendere atto che l’incarico di console di Telesino deve essere localizzato in quest’anno!
Per coloro che a proposito dei 198 anni sospettassero una fatale coincidenza casuale, andiamo a esaminare la “SECONDA INVISIBILE ECLISSE DI APOLLONIO”.
Quest’avvenimento in base alle fonti viene localizzato nell’anno 95 A.D., ciò presuppone 28 anni di differenza rispetto alla prima eclisse solare. In questo caso l’opinione della scienza è di un rifiuto totale, nonostante che l’autore citi anche il luogo; “Apollonio era in Grecia”.
La fonte indica anche che l’autore parla di un’eclisse solare anulare, ed inoltre sappiamo anche dal 25° capitolo, che tutto questo succede nel periodo dell’omicidio di Domiziano, che secondo la cronologia tradizionale avvenne il 18 settembre 96 A.D..
Ginzel nel 1899 non riuscì a determinare un’eclisse solare in base al luogo e al tempo suddetti, perciò esso valutò lo scritto come riferentesi ad un qualche altro avvenimento che non era un’eclisse.
Indipendentemente da questo, vi furono ricercatori che la identificarono con l’eclisse solare del 22 maggio 95 A.D. che iniziò sopra l’Oceano Indiano e si concluse sopra l’Oceano Pacifico…
Non ho intenzione di seguire le loro tesi, siccome il 3 marzo 295 H.C./C.E l’eclisse solare anulare fu vista là, dove doveva vedersi: cioè in Grecia!
Poiché l’eclisse solare fu vista perfettamente anche a Roma si affaccia la possibilità che l’autore che scrisse basandosi su altre fonti, si sia ricordato di questo fenomeno.
Parlando dell’imperatore Nerva, l’estratto di storia romana di Sesto Aurelio mette in relazione la morte dell’imperatore con un’eclisse solare.
Il giorno della morte di Nerva, similmente a quello della morte di Augusto, è un elemento inconfutabilmente preciso fino al giorno [25. gennaio 98 A.D.] e neanche in relazione a questa la cronologia tradizionale ha una proposta. Prestando attenzione alla differenza di quasi due anni e supponendo che la fonte bibliografica segnali un mese ed un giorno sbagliato per la morte di Nerva, può darsi che le diverse fonti riferiscano alla stessa eclisse solare a proposito sia della greca Apollonia che del romano Nerva. In questo caso abbiamo una vera eclisse solare contro quella tradizionale “falsa”.
Posso con tutta tranquillità raccomandare ai ricercatori la data del 3 marzo 295 come il nuovo punto cardinale irremovibile della storia romana! La morte di Nerva!
Così l’imperatore Traiano regnò dal 295 al 314 e.V./C.E. , mentre Adriano dal 314 al 335 e.V./C.E. Questa è una differenza di 197 anni nella cronologia tradizionale e solamente di un anno complessivo nella cronologia relativa romana. Purtroppo né da parte nostra, né da parte dei ricercatori della cronologia tradizionale si ha conoscenza dei punti cardinali che possano autenticare eclissi solari in questi periodi fino all’anno 418 e.V./C.E.
Con l’aiuto dell’eclisse solare del 18 luglio 418 si può determinare l’anno dell’uccisione dell’imperatore Caracalla: è l’anno 417. Nell’anno 445 e.V./C.E. festeggiarono il 1000° anniversario dell’esistenza della città di Roma.
Secondo la fonte della Consularia Constantinopola l’eclisse solare osservata il 1° novembre 487 avvenuta sotto il consolato di Tiberiano e Dione identifica l’anno tradizionale 291 A.D. (differenza di 196 anni). In questo caso non ha senso assimilare un’eclisse solare ben identificata con supposizioni errate.
La ricerca considera ripetutamente l’eclisse solare collegabile al soggiorno di S. Girolamo a Betlemme come un’invenzione letteraria, perché tra il 350 A.D. e 420 A.D. non si trova un’eclisse solare più credibile. Il sistema del Calendario Ungarico dimostra inconfutabilmente che l’eclisse solare del 21 maggio 616 e.V./C.E. non è solo una pura invenzione! Anche in questo caso non possiamo paragonare una effettiva eclisse solare con delle ipotesi errate.
Con l’aiuto del Calendario Ungarico si possono stabilire l’anno e il mese preciso del saccheggio di Roma da parte del re sarmata/geta Alarico.
La data del 18 giugno 410 e.V./C.E. non poteva essere accettabile perché innanzitutto non fu vista là, ma soltanto in Marocco ed in secondo luogo perché l’evento non accadde in agosto.
Per una visione più obiettiva bisognerebbe incominciare al più presto a insegnare nelle scuole che la data astronomica corretta è l’anno 603 e.V./C.E., e quella dell’eclisse solare è invece il 12 agosto!
L’eclisse solare fittizia del 410 legata ad Alarico fu veramente fittizia!
La data di inizio del regno dell’imperatore romano Marciano può essere autenticata con l’eclisse solare del 5 novembre 644 sostituendola con quella tradizionale del 450 A.D. A quest’anno è collegabile la campagna del re dei re, Atilla [N.d.T.: “Atilla” invece del nome erroneamente diffuso “Attila”] in Gallia Marciano regnò fino al 651 e.V./C.E., poi lo succedette al trono Leo.
Il 9° anno del suo regno viene autenticato dall’eclisse solare del 28 gennaio 659.
Con quest’anno l’Età Antica si finisce e la successiva imponente eclissi – 05. 10. 693 – appartiene già al Medioevo ed essa autentica gli anni del regno dell’imperatore bizantino, Anastasio.
Nella Bisanzio di allora erano già in grado di calcolare il tempo, anche se un po’ in modo insolito, partendo dalla creazione del mondo. Potremmo pensare: questa è la soluzione, dobbiamo soltanto trovare quando ebbe luogo la creazione del mondo e così potremmo arrivare ad una tecnica professionale ed infallibile di calcolo temporale. Ma non è così semplice, perché abbiamo a disposizione circa 200 tipi di punti di partenza..
Dato che il nostro scopo è di far luce dove avvenne il salto del tempo – siccome sono riuscito a dimostrare in modo abbastanza chiaro lo slittamento di 200 anni nel corso dell’intera Età Antica –, dobbiamo esaminare accuratamente lo sviluppo della nostra cronologia civile, la quale non è nient’altro che la cronologia romano-cattolica. Prima di tutto però, dobbiamo chiarire il concetto di “era”.
LE ERE
Come precedentemente abbiamo potuto vedere, la cronologia lavora sull’anno, cioè sulla maggiore unità di tempo da noi direttamente percepibile, soprattutto con un calcolo a ritroso, anche se capisco che in questo tipo di conto umano si può sbagliare, e di molto. Tanto dobbiamo ritornare indietro nel tempo, tanto maggiore è la possibilità di sbagliare. Il conteggio degli anni può essere fatto in diversi modi, non voglio descriverli in questa sede, per il mio lavoro mi interesseranno piuttosto le ere che si sono estese per innumerevoli anni. L’era è una serie continua di anni e calcolata a partire da un qualunque evento storico o da un qualche fenomeno naturale. L’avvenimento, da cui inizia il calcolo dell’anno viene chiamato punto di partenza dell’epoca relativa all’era.
Per capire più facilmente la cronologia cristiana dobbiamo far conoscenza con le ere mondiali cristiane, siccome la sorpassano, anzi la cronologia cristiana esattamente si appoggia ad esse.
“…davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno.”
Il pensiero l’ho preso in prestito dalla Bibbia, dalla seconda lettera di Pietro. Ma avrei potuto citare anche dal Corano la frase: “Da Allah un giorno è come mille anni di quelli calcolati da voi.” [SURA 22]
Nella storia dell’antico cristianesimo si legge che, secondo la narrazione biblica della creazione, essa avvenne nel corso dei sette giorni della settimana. Collegarono i giorni all’ordine delle generazioni dell’Antico Testamento e li chiamarono dopo Adamo, Noè, Abramo, Mosè e Davide.
Il sesto giorno della creazione del mondo venne dedicato a Cristo. In principio vennero dati soltanto gli ambiti, e di conseguenza ne deriva che se i giorni del Signore contano come mille anni e d’altra parte la creazione è avvenuta in sei giorni, allora il suo compimento corrisponde all’anno 6000.
Le fonti tra loro in contraddizione possono scrivere qualsiasi cosa, questo da un punto di vista teorico e matematico non significa altro che la cronologia “secondo la nascita di Gesù” localizza la nascita del Salvatore nel 5001 oppure nel 5000, cioè all’inizio del 6. giorno della creazione del mondo. Di conseguenza l’anno 1000 d. C. deve essere di importanza determinante nella cronologia della Chiesa.
La base ideologica delle ere mondiali cristiane è la visione escatologica – cioè la visione che considera il giudizio universale come scopo finale della storia umana e la forma in cui si rivela questa visione è il chiliasmo –. Secondo questa visione la storia mondiale costituisce un’unità chiusa, la quale a partire dagli inizi – dalla creazione del “primo uomo” secondo un progetto divino dalla sua creazione attraversa periodi millenari verso la Fine Cosmica, verso l’escaton, cioè verso il Giudizio Universale divino.
Il chiliasmo era destinato a dare la struttura numerica di questa visione storica e ne ha trovato sostegno nella storia della creazione biblica. Secondo il racconto biblico dopo i 6 giorni della creazione il 7°, il sabato è il giorno del riposo, della conclusione e del ristoro. Nella storia dell’umanità allora generata ad ogni giorno della creazione corrispondono 1000 anni. L’apice della creazione è Adamo, quasi un’immagine in anteprima e parallela all’apice della storia umana: a Cristo Redentore. Come il Signore creò “la corona della creazione”, Adamo, nella metà del 6° giorno, nell’ora in cui più alto era il sole, così Cristo doveva nascere nella metà del 6° millennio della storia umana, in uno degli anni intorno al 5500. Dopo “l’incarnazione del Signore” (incarnatio Domini) la lotta con le forze del Male è durata ancora per mezzo millennio, poi all’inizio del 7° millennio della creazione, nel giorno di sabato della storia umana avviene la seconda apparizione del Signore, la parusia ed il Giudizio Universale, poi l’epoca del Messia.
Queste teorie diedero la cornice cronologica delle ere universali del cristianesimo.
Queste ere universali cui fanno riferimento antiche opere di carattere cronologico, non servono per l’esegesi biblica né per la determinazione della data di nascita di Cristo, ma vennero scritte avendo come scopo il calcolo cronologico. I loro autori vollero pubblicare un sistema cronologico che abbracciasse l’epoca dell’intera umanità. Generalmente si basarono sui dati affetti da errori della traduzione di “Septuaginta (LXX)” e contarono circa 5500 anni fino alla comparsa di Cristo.
La più importante, la più antica era universale, è legata al nome di Sesto Giulio Africano. Secondo la sua era mondiale Cristo nacque nell’anno 5500 dalla Creazione del Mondo (Anno Mundi), avanti in poi d.Cre.
Ippolito, che calcolò il ciclo pasquale, eseguì un conto a precisione annuale. Panodoro e Aniano conoscevano già 400 anni dopo la nascita di Cristo il conteggio universale alessandrino.
Essi pongono la data della nascita di Gesù nell’anno 5501, e lo mettono per iscritto.
Fanno riferimento all’anno 5501 come data della nascita di Cristo Massimo martire e anche Sincello.
Secondo la provata testimonianza unanime dei libri specialistici, dal VII secolo anche a Bisanzio si espandeva l’era alessandrina a partire dall’anno 5508. (era che assunse il nome di protobizantina) L’era mondiale della Chronicon Paschale del VII secolo viene anche chiamata era mondiale bizantina ed ebbe inizio nel 5509.
Non è assolutamente chiaro come venne a crearsi la differenza di 15 o 16 anni tra l’era universale alessandrina e quella bizantina. I suoi calcoli non provenivano da Alessandria, ritenuta patria dei calcoli del tempo? Ad Oriente non avrebbero già in anticipo conosciuto la cronologia a partire dalla creazione? Durante il regno dell’imperatore Giustiniano (527-565) non calcolavano, non avevano in calendario la Pasqua, non la festeggiavano? Per quello l’indictio oppure la cronologia cominciata con l’inizio del regno non sarebbero stati sufficienti. Adottarono la cronologia proprio nel momento in cui Alessandria cessava di esistere ufficialmente a causa dell’invasione araba? Qualcosa non quadra. Questo può solo significare che i bizantini calcolarono il tempo a modo loro con 15-16 anni di differenza rispetto al calcolo degli alessandrini! C’è anche un ulteriore problema secondo Ginzel: la suddivisione in periodi fatta dai bizantini non fu messa in pratica subito poiché fino a tutto il X secolo rimase in vigore quella alessandrina. (Ginzel, III./292.) La cosa è interpretabile in questo senso: gli imperatori e i privati cittadini a partire dall’era di Giustiziano datarono le loro pergamene riferendosi all’era universale bizantina, e calcolarono di conseguenza la Pasqua mentre alcuni incalliti storici bizantini (?), come ad esempio Teofano [trad. 9 sec.] all’inizio della sua opera adotta l’era universale alessandrina. Al tempo dell’imperatore Augusto nel 5500 =VD nacque Gesù Cristo e 33 anni più tardi nel 5533= VDXXXIII venne crocifisso.
Esiste un altro procedimento di calcolo secondo il quale il tempo trascorso dalla creazione del mondo alla nascita di Cristo ammonta a solo 5200 anni. Questo procedimento è collegato al nome di Eusebio, ma lo seguirono Orosio, Vittorio (25 marzo 5201), e talora viene usato da Beda e nei documenti dei martiri romani (5199).
La sostanziale differenza della nuova cronologia di Eusebio di Caisareia sta nel fatto che egli allungò di 300 anni la rimanente durata del mondo per far cadere la fine dei tempi nell’anno 800. Spostò la nascita di Cristo nel sesto giorno del mondo dal 5500 al 5200!
La struttura dei “MILLE ANNI SONO COME UN GIORNO” rimase invariata. Il sesto giorno del creato e forse anche il Giudizio Universale inizierebbero con l’anno 801.
Se la gente vissuta in quel periodo e particolarmente verso la sua fine, avesse calcolato il tempo in base a questo schema sicuramente l’incoronazione di Carlo Magno non sarebbe caduta nell’anno 800 (o nell’801). Possiamo tranquillamente affermare che il calcolo non fu eseguito in questo modo. Essi erano a conoscenza dell’invenzione di Dionisio e la utilizzarono anche, perché altrimenti non avremmo il nostro calendario di Lorsch, il quale identifica tale data nell’anno 789. Questo significa che nel frattempo avevano spostato di altri 200 anni il punto iniziale, teoreticamente possiamo considerare questo il 5000 d. Cre. La cronologia “basata sulla nascita di Cristo” praticamente ha questo significato...
Fin qui non c’è nessun imbroglio diabolico, non c’è stata nessuna congiura, la cronologia relativa è valida!
Gli antichi studiosi dell’epoca di Carulus/Carolus/Carlo avevano ben presente che si poteva porre a circa 800 anni di distanza dalla nascita di Gesù l’incoronamento del loro re ad imperatore romano [condottiero coronato d’alloro]. Questo calcolando il tempo astrale significa negli anni compresi tra il 990 e il 994 e.V./C.E.
LA CRONOLOGIA CRISTIANA
Il tempo suole essere calcolato mediante qualche evento storico o naturale, e soprattutto misurando e annotando le durate (anno, giorno etc,) dei movimenti dei corpi celesti.
La base della nostra cronologia tuttora in vigore è l’inizio dell’era: l’anno della nascita di Cristo.
È cosa risaputa che in relazione all’anno natale di Gesù neanche le più antiche tradizioni erano arrivate a conclusioni concordanti, ciò nonostante noi contiamo senza porci problemi gli anni a partire da quell’anno. Ora non voglio qui addentrarmi in questa polemica senza fine che riguarda la domanda: quanti anni fa a.C. nacque Gesù Cristo? Vorrei piuttosto esaminare da quanti anni ci è noto quel certo punto d’inizio dell’A.D. 1, cioè d. C. 1.
La nostra cronologia cristiana (e civile) – era volgare (aera vulgaris) – che inizia con la nascita di Cristo ha origine da Dionisio Essiguo, abate romano, che nell’anno 525 della cronologia tradizionale preparò delle tabelle per calcolare la data della Pasqua. Non tanto tempo fa chiamarono a buon diritto questa era dionisiana (aera Dionysiana), essendo stato lui personalmente l’ideatore di questa tecnica di calcolo del tempo.
Il conteggio durante questa era viene fatto tramite gli anni solari giuliani e innanzitutto determina la localizzazione degli anni bisestili. La ricerca ipotizza che anche prima di Dionisio vi furono tentativi di contare il tempo dalla nascita di Cristo, però quei conteggi non vennero divulgati.
Secondo il calcolo “di tipo di Dionisio Essiguo” l’anno della nascita di Gesù, ossia l’anno dell’”incarnazione del Signore” divenne il 1° anno della nuova cronologia, che corrisponde con il 195° anno dei giochi olimpici (cioè il 195° della prima olimpiade) e con il 754° anno della fondazione di Roma, nonché col 312° anno secondo il calcolo di Seleuchida.
Ritengo molto preciso questa sincronizzazione, perché i sistemi di calcolo citati giocano un ruolo anche nelle opere letterarie, anche se esse non possono essere datate in base al conio di monete. In relazione a questo assioma si affaccia spontaneamente una domanda fondamentale.
Da quando sappiamo quanto è il quanto?
Una scrupolosa documentazione ci conferma che a partire da1 1431, nel Vaticano usano la notazione A.D. [Anno Domini] per definire le date. Naturalmente possiamo tornare ancora più indietro nel tempo risalendo per esempio all’epoca del papa Bonifacio [1294-1303], il quale nella sua bolla Antiquorum habet fidem sollecita il festeggiamento dell’Anno Santo del 1300.
Così pertanto in due terzi del periodo complessivo non usarono questo sistema, con parole povere la sua precisione non può essere ritenuta fondata.
Poiché questo è nello stesso tempo anche un centenario per la cronologia cristiana, giustamente possiamo cercare una simile ricorrenza nell’anno 1200. In quel tempo sotto il pontificato del papa Innocenzo [1198-1216] non si aveva notizia di simili ricorrenze, a maggior ragione dai seguaci di Joachim de Fiore e dei suoi seguaci che attendevano il seguito del Millennio…
… il 1000° anno!
Quindi siamo arrivati in un vicolo cieco. Così sono costretto ad interrompere la retromarcia, il calcolo a ritroso e ad esaminare su che cosa fondò la sua cronologia Dionisio Esiguo [ora in poi D. E.].
In qualsiasi luogo possiamo leggere che all’Occidente D. E. divulgò il sistema alessandrino del calcolo della data di Pasqua. Nel 525 D. E. completò la tabella pasquale di Cirillo d’Alessandria, che fu il primo a contare gli anni dalla nascita di Cristo.
Naturalmente nessuno dichiara che la divulgazione della cronologia cristiana (cattolica) fosse collegata al suo nome oppure al nome del suo committente, del papa Giovanni [523-526].
La copia della tabella di Pasqua di Dionisio sopravisse anche su una tabella di marmo a Ravenna. I competenti palografici e gli ”urologi del marmo” ritengono che sia del VI secolo...
Mi sono subito allontanato dall’argomento, siccome per la prima cosa dobbiamo determinare la cronologia cristiana e non l’inizio dei festeggiamenti pasquali. Però dobbiamo confermare una cosa, che nel VI secolo in senso odierno non vi fu ancora una cronologia cristiana!
Ma, da quando? E dove?
I popoli cristiani del Medioevo in parte adottarono gli elementi della loro cronologia dai popoli dell’Era Antica (dai romani e dai popoli orientali), in parte la svilupparono essi stessi.
Naturalmente nel corso dei tempi e in diversi luoghi furono pubblicati vari lavori che si occupavano della cronologia cristiana – oltre che del calcolo della Pasqua – ma questi non vennero utilizzati nel luogo e nel periodo in cui vennero alla luce.
In pratica la cronologia che si basava sulla nascita di Gesù a quei tempi non esisteva ancora.
Seguendo l’ordine cronologico, opere di grande rilievo furono scritte da ISIDORO, il vescovo di Siviglia (570-636) e dall’anglosassone BEDA VENERABILE, monaco membro del consiglio presbiterale di Jarrow (673-735).
Il ricercatore scoprirà con stupore che neppure all’inizio del XIII secolo nel periodo del Maestro Corrado de Sacro Bosco (1235) si può parlare di cronologia cristiana. Così siamo di nuovo arrivati al punto che prima del 1300 non possiamo parlare di cronologia cristiana documentabile. In base a ciò non ci si deve meravigliare della seguente frase scritta nel libro intitolato “I sistemi di calendari e la cronologia” di István Hahn:
“La nostra cronologia, che si basa sui calcoli di Dionisio Esiguo e sulle affermazioni degli umanisti dei secoli XVI-XVII, da più punti di vista è imprecisa, problematica.” (pag. 106)
Dato che il nostro oggetto è la cronologia cristiana, naturalmente la domanda “dove?” può riguardare soltanto Roma. Quindi, la mia opinione è che a Roma nell’inizio del XIII secolo non esista una cronologia cristiana che potrebbe corrispondere alla nostra attuale concezione. Invano D.E. mise per iscritto i suoi pensieri, secondo la scienza ufficiale, nel 525 A.D. non vennero divulgati in alcun luogo. BEDA VENERABILE nella sua solitudine in Jarrow invano scrisse le sue opere monumentali fino al 725, esse non ebbero alcuna conseguenza sulla cronologia romana dell’VIII secolo. Secondo me a quei tempi a Roma contavano gli anni secondo la cronologia “bizantina” la quale era in vigore a Costantinopoli.
In relazione a questa considerazione – che nell’anno solare di Giuliano il nostro calendario con le caratteristiche di quello cristiano anche nel XIII secolo è impreciso, problematico – giustamente ci si può porre la domanda: Com’è possibile che ciò nonostante nelle varie cronache le eclissi lunari e solari possano essere puntuali e vengano spesso confermate con i giorni, anzi segnalate puntualmente con i nomi dei giorni della settimana?
Naturalmente soltanto con unico modo: con il calcolo a ritroso.
La scienza della paleografia si trova a dover affrontare una grave crisi, dato che le compilazioni scritte nel XV secolo, come ad esempio quella di Ammiano Marcellino furono qualificate abilmente, in base allo “stile della scrittura” e considerate manoscritti della storia di Roma dell’origine dell’XI secolo. (Vaticani latini 1873).
Sperando che, dopo aver adottato le opportune correzioni, gli storici non dimentichino di modificare i loro punti di vista a proposito degli Unni, degli Ungari che risalgono alla Firenze quattrocentesca…
Qui siamo entrati di nuovo in un vicolo cieco, perché a cavallo dei secoli XII/XIII non è documentata una cronologia con lo schema A.D., mentre guardando dall’altro lato dell’asse temporale, appare impossibile che la nuova tecnica di calcolo del tempo abbia avuto origine in Inghilterra per espandersi successivamente prima nell’Impero dei Franchi, poi nell’Italia.
Ci impedisce di avere una chiara visione della situazione anche il fatto che abbiamo tanti calendari di buona qualità a partire già dall’epoca Carolingia, dagli anni 780 calcolati dalla nascita di Cristo fino agli anni 870, calendari che vennero elaborati esemplarmente da Arno Borst.
L’uscita da questo vicolo cieco ci è fornita dagli inizi dei calcoli della Pasqua, e, partendo da questi proseguiamo il nostro esame.
L’ANTECEDENTE DELLA CRONOLOGIA CRISTIANA È
IL CALCOLO DELLA PASQUA
Dobbiamo tornare alle origini, alle prime adunanze cristiane, le quali erano costituite da membri ebrei, che rispettavano le feste ebraiche. Quando la cristianità seguendo il movimento paolino si orientò verso organizzazioni di assemblee a carattere pagano, divenne sempre più un’usanza generale festeggiare il primo giorno della settimana, la domenica invece del sabato, la quale venne chiamata progressivamente “il giorno del Signore”.
La domenica i cristiani festeggiavano la resurrezione. Essi mantennero le due grandi feste ebraiche: la Pasqua e la Pentecoste, ma diedero loro assai presto un nuovo contenuto.
La Pasqua divenne la festa della risurrezione di Cristo, la Pentecoste invece quella dell’arrivo dello Spirito Santo. I festeggiamenti pasquali non avvenivano in modo uniforme. Generalmente la tradizione era quella che il giorno della resurrezione venisse celebrato nella domenica del primo mese di primavera, la domenica seguente 14 di Nissan (Pasqua Ebraica) ed il venerdì precedente la domenica commemoravano la morte di Cristo. Invece la comunità cristiana dell’Asia Minore tenne in ogni circostanza la commemorazione della morte di Gesù il 14 di Nissan.
Gli ebrei la sera del 14 del mese di primavera, cioè di Nissan mangiavano l’agnello pasquale e per loro il 15 era il primo giorno di Pasqua.
Dopo la distruzione di Gerusalemme (trad. 70 A.D.) gli ebrei presero la consuetudine di festeggiare la Pesach (Pasqua) nel giorno dell’equinozio di primavera (cioè il 21 marzo). Una parte dei cristiani seguì questa usanza.
È meritevole di una speciale menzione il fatto che intorno agli anni 70 e.V./C.E. l’equinozio di primavera calcolato astronomicamente a ritroso cada il giorno 22 marzo, mentre secondo il Calendario Ungarico la distruzione del tempio di Gerusalemme è localizzata nell’anno 268 e.V./C.E., quando con il calcolo a ritroso gli equinozi di primavera cadono sempre in modo predominante il 21 marzo!
Nel II-III secolo vennero a crearsi notevoli discrepanze in merito al periodo dei festeggiamenti di Pasqua, inoltre il significato della festa si diversificò tra le regioni orientali e quelle occidentali ed i quattordici (quartodecimani) celebravano la Pasqua piuttosto in ricordo dell’ultima cena e della morte sulla croce, mentre gli occidentali la consideravano la festa della risurrezione.
Le fasi di luna nuova e di luna piena che regolavano la Pasqua non vennero calcolate astronomicamente, e neanche con l’osservazione come avevano fatto gli antichi ebrei, ma con i periodi temporali o con i cicli che si basavano sulla regolare ripetizione delle fasi lunari. Questo ciclo si chiama il ciclo pasquale, perché nel suo corso le lune piene pasquali si susseguono pressappoco nello stesso ordine negli stessi giorni del mese. La serie precalcolata dei giorni di Pasqua costituita da uno o più cicli si chiama canone di Pasqua oppure tabella di Pasqua.
A partire dal III secolo conosciamo già numerose tabelle di Pasqua. I più antichi e rudimentali cicli di Pasqua si basavano su cicli di otto anni. Di questo tipo era il canone pasquale di Ippolito (Hippolytus) risalente alla prima metà del III secolo, che viene citato da Eusebio.
Non desidero approfondire l’argomento del doppio ciclo di otto anni (16 anni in totale) di Ippolito che inizia col primo anno del regno dell’imperatore Alessandro Severo (trad. 13 aprile 222 A.D.), piuttosto ritengo stimolo suggestivo per le indagini esaminare questo fatto: perché i limiti cronologici della festa di Pasqua si localizzano tra il 20 marzo ed il 21 aprile?
Perché in prossimità al tradizionale 222 A.D. l’equinozio di primavera ancora cade sempre il 21 marzo!
Non avrebbero potuto misurare il verificarsi dell’equinozio di primavera?
Nemmeno per sogno…
L’imperatore Alessandro Severo iniziò a regnare secondo il Calendario Ungarico proprio 198 anni più tardi, nel 420 e.V./C.E., quando col regolare calcolo a ritroso a partire dal giorno d’oggi in quell’anno, risulta che il 14 aprile era giorno di luna piena!
In più, in quel periodo l’equinozio di primavera era localizzato in modo predominante il 19 marzo. Spero di non dovere spiegare questo.
Ciò nonostante, naturalmente, dobbiamo esaminare su quale base l’imperatore Severo iniziò la tabella col suo primo anno. In questo periodo nelle tracce della testimonianza di Sesto Giulio Africano, Ippolito considera che la nascita di Cristo può essere fissata nel 5500 d. Cre.. Pensa così, perché Adamo vide la luce nel sesto giorno della creazione. Ippolito ci fornisce ulteriori puntualizzazioni, cioè che la nascita di Cristo ebbe luogo nel 42° anno del regno dell’imperatore Augusto, nel 752 a.u.c. (trad. 2 B.C.) nel giorno di mercoledì 2 aprile.
(Penso che non sia necessario richiamare l’attenzione del gentile Lettore che il riferimento ad un preciso giorno della settimana è puro anacronismo, è un intervento ulteriore dello zelante copista esperto del calcolo a ritroso di Ippolito, perché in quell’epoca remota non conoscevano e non usavano l’unità di misura del tempo di 7 giorni che caratterizzava il concetto di “feria”. Questa venne in uso alla fine del IV secolo, a partire dal periodo di Teodosio II.)
La sua sofferenza è un episodio posteriore di 30 anni, nell’anno 782 a.u.c., esattamente nel 15° anno del regno dell’imperatore Tiberio.
L’anno della crocifissione cercato è noto dal 2002 ai lettori del Calendario Ungarico: il giorno esatto è: 19 aprile 227! (29 A.D.)
Per la precisione Ippolito nomina i due consoli romani nelle persone di – Rufo [C. Fufius (sic!) Geminus] e Rubellio [L. Rubellius Geminus].
Non è il caso formulare teorie superflue sul motivo per cui Ippolito iniziò con l’anno successivo il suo ciclo pasquale, dato che egli citò le sue fonti pagane, i consoli e l’imperatore Augusto. Ippolito non conosceva ancora la futura leggenda del 25 dicembre collegato alla nascita di Cristo, così non è il caso di fare rimuginazioni sul fatto di in quale anno il 25 marzo cade di venerdì o di domenica. Calcolò il suo ciclo di Pasqua a partire dall’anno successivo alla crocifissione – 228 e.V./d.C. – aggiungendo 192 anni! [=420!]
Quest’altro non è che il completamento di due cicli di 84 anni con un ciclo di 16 anni e un altro di 8 anni, ma si può considerare anche come 12 cicli di 16 anni.
“Mille anni sono come un giorno”
Per Ippolito – che scrisse nel 5738 – questo significava soltanto che mancavano 262 anni “all’ultimo giorno”!
Come ho già accennato, il calcolo basato sui cicli di 8 anni era piuttosto sbagliato, aveva bisogno di continue correzioni. Ad Alessandria già nel III secolo erano passati al ciclo di Meton di 19 anni, vale a dire avevano calcolato la Pasqua tramite un multiplo di esso.
Indipendentemente dalla sua forma iniziale di 76 (4x19) anni o di 95 (5x19 anni) lo collegano al nome di Anatolio d’Alessandria che secondo la cronologia tradizionale fu attivo intorno ai 170-180 A.D. e compilò le sue tabelle di Pasqua. La sostanza di questo ciclo sta nella considerazione che le fasi lunari dopo 19 anni, cioé dopo 235 mesi lunari si succedono nello stesso ordine, quindi cadono negli stessi periodi dell’anno solare. (365.25X19=6939,75 giorni, mentre 29.53059X235=6939,6886)
“Frammenti dai canoni pasquali di Anatolio 14. Quindi, il primo mese del primo anno in corrispondenza alla luna nuova, è l’inizio del periodo complessivo di 19 anni, secondo gli egiziani il 26 di Phamenoth, secondo i macedoni il 22 del mese di Dystros e come direbbero i romani prima del Calende d’aprile, l’11. 15. Nell’accennato giorno del 22 di Phamenoth il sole non soltanto era entrato nel primo segno zodiacale, ma vi si trovava già da quattro giorni. Questo segno zodiacale suole essere citato perché è il primo dei dodici, a causa dell’equinozio perché è l’inizio dei mesi, l’inizio dei mesi a capo del ciclo e il punto di partenza della rivoluzione dei pianeti..” (Eusebio, 342)
Siamo molto grati ad Eusebio per questa sua circostanziata informazione da cui si deduce che nel primo anno del ciclo di Anatolio l’equinozio di primavera avvenne giusto il 19 marzo. Non è esatta l’approssimazione intorno ai tradizionali anni 270-280 A.D.!
Secondo le tabelle del Calendario Ungarico negli anni tra il 448 e il 483 e.V./C.E. il giorno dell’equinozio di primavera cade sempre il 19 marzo. Così, in tempo, dobbiamo cercare Anatolio là.
Dato che era di Alessandria, sicuramente calcolò l’anno giuliano a partire dal 29 agosto (Thoth 1) e nel suo ciclo calcolò 7 mesi bisestili e nel 19° anno un salto lunare.
Purtroppo i suoi manoscritti tardivi rimasti solo in lingua latina non rendono possibile la ricostruzione certa del suo ciclo anno per anno. Il lavoro di Anatolio venne continuato da altri alessandrini..
Nel IV secolo le lettere festive in occasione della Pasqua di San Atanasio e la sua tabella elencano le Pasque intercorse tra il 323 e il 373 A.D. Teofilo d’Alessandria e Cirillo (Kyrillos) d’Alessandria ci tramandarono delle tabelle basate su cicli di 19 anni. Il calcolo della Pasqua secondo le modalità alessandrine fu accettato e sancito anche dal Concilio di Nicea, perché stabilì il periodo pasquale quando esso fissò il tempo della Pasqua secondo i criteri precedentemente citati.
Il Concilio ordinò che la Pasqua venisse festeggiata nella domenica, dopo la luna piena seguente l’equinozio di primavera. Stabilirono in tal modo perché Gesù morì nel giorno dei preparativi della Pasqua ebraica, e questo cade sempre nel periodo di luna piena, è sempre venerdì [feria 6], la festa cade di sabato, la risurrezione la domenica successiva. Stabilirono anche la data del calendario relativa all’equinozio di primavera di primavera, esattamente il giorno 21 marzo.
La scienza ortodossa fino ad oggi non seppe dare una risposta concreta a quali furono le origini di ciò. La proposta frequente è che il fatto ha origini cristiano-alessandrine.
Essi veramente erano perfettamente a conoscenza che nella vita di Gesù [194-227 e.V./C.E.] l’equinozio di primavera cadeva quasi dappertutto il 21 marzo. Era così semplice!
Secondo le disposizioni di Nicea la Pasqua cade prima quando il 21 marzo si ha la luna piena ed il giorno successivo è una domenica (22 marzo) cade invece dopo quando la luna piena cade il 22 marzo e la successiva luna piena, 29 giorni dopo cade di domenica. Così la domenica seguente sarà Pasqua, e sarà il giorno 25 aprile.
Tuttavia l’occidente accettò generalmente questo tipo di calcolo solo dopo alcuni secoli. A causa dei differenti conteggi accadde che tra la Pasqua occidentale e quella orientale, vi fosse una differenza di alcune settimane, talvolta anche di un mese, sebbene Roma a questo proposito concordò più volte con il calcolo del tempo della città di Alessandria che godeva di grande prestigio in tal senso e si adeguò ad esso.
Dopo questa piccola introduzione possiamo ritornare all’epoca di Dionisio Esiguo (D. E.), ove ci siamo bloccati.
Quando visse Dionisio, il “Piccolo Scita”?
Quando effettuò i suoi calcoli?
In base ai suoi scritti tramandati si può ricostruisce puntualmente sull’anno astronomico. Secondo l’insegnamento prevalente a cavallo dei secolo V/VI a Roma era già frate e precisamente nel 525 A.D., proprio da lui determinato mise la sua opera epocale sulla tavola, sviluppando ulteriormente la tabella della Pasqua alessandrina strutturata su 95 anni.
Appare alquanto incredibile inoltre che una persona che sia stata in grado di determinare con tale precisione nel corso del buio medioevo la data della nascita di Cristo e il tempo astronomico calcolato oggi a ritroso…
Il grande merito di D. E. fu quello di accettare per intero le regole alessandrine e di svilupparle ulteriormente, facendole accettare alla chiesa latina e ponendo termine così alle lunghe polemiche intorno alla Pasqua. Dionisio per suggerimento del vescovo Petronio e di altre persone, calcolò e compilò in anticipo il suo canone di Pasqua.
Vale a dire, localizzò la data delle lune piene pasquali e delle domeniche pasquali. La data della lettera d’accompagnamento dell’opera terminata è l’anno 525 di Cristo., durante il consolato di Probo. Questa data da allora è un pilastro alla base della nostra cronologia tradizionale e non è mai stata posta in dubbio. Le sue tabelle vengono tenute in gran conto, pare che non ci siano errori nei suoi calcoli astronomici.
Ma le cose stanno veramente così?
Il lettore ungherese del libro intitolato BIBBIA ED ASTRONOMIA di Teres Ágoston potrà venire a conoscenza di importanti particolari a proposito della nascita del suo lavoro.
“Il vescovo Cirillo iniziò il suo primo ciclo con l’anno 153 dell’era di Diocleziano è finì il suo ultimo ciclo con l’anno 247 dello stesso tiranno.” (Teres, 212)
Questo significa per un lettore d’oggi che Cirillo d’Alessandria formulò una tabella di Pasqua affidabile per 95 anni dal 437 al 531 A.D. Per nostra fortuna D. E. agganciò l’ultimo ciclo di 19 anni davanti al suo lavoro e così si determina che il calcolo iniziato col 532 A.D. altro non è che la divulgazione del ciclo di 19 anni fino al 626 A.D. “pronto ed adattato”.
Dove sono qui i calcoli? Dov’è qui l’innovazione?
In più, se approfondiamo la nostra ricerca risulta chiaro che Cirillo d’Alessandria fece calcoli soltanto fino al 512 A.D. Ginzel conciliò questa incongruenza logica affermando che probabilmente un computista sconosciuto conteggiò i 19 anni mancanti (Ginzel III, 235)
Però mi sembra oltremodo strano che nei precedenti anni compresi tra il 513 e il 531 non vengano segnalati anni bisestili, nonostante che vi siano stati..
Perché se non ci fossero stati oppure non si fossero susseguiti nell’ordine dovuto, allora nella tabella sicuramente intorno qualcosa non quadrerebbe!
Mentre la connessione tra l’”Opera” e l’”Elemento antefatto” è rassicurato tramite l’indizio.
Perché non nascose gli anni bisestili?
Oppure forse lo mise in crisi il fatto che l’anno bisestile slittava un po’ad Alessandria rispetto alla cronologia romana o bizantina?
I romani e i bizantini calcolavano forse gli anni in modo simile?
Partendo da queste premesse dobbiamo purtroppo controllare che il „Piccolo Scita” e non presenti anche altri problemi. Sul sito Internet della NASA tramite dati provenienti dalle osservazioni delle fasi lunari per svariati millenni possiamo constatare che le fasi lunari (lune piene) indicate nell’”Elemento antefatto” non potevano essere calcolate 100 anni prima, tanto meno tra gli anni 513 e 531 A.D.!
I ricercatori non smettono mai di sottolineare gli errori delle tabelle pasquali, però non dobbiamo aspettarci troppo da loro, perché non rispecchiano la reale situazione astronomica, etc.
Le cose stanno così, aggiungendoci però un piccolo “ma”. Anche per calcolare la data iniziale della luna calcolata con il cosiddetto metodo ecclesiastico, bisogna rivolgere almeno una volta lo sguardo verso il cielo.
Determinare quella certa LUNA I, da cui è calcolabile la LUNA XIV e, con le ulteriori regole stabilite, la Pasqua Con la fine del ciclo di Meton, come ho accennato, alcune fasi lunari di nuovo cadevano negli stessi giorni dell’anno solare. L’errore era complessivamente di 1,5 ore.
Dopo che sono trascorsi sedici cicli di 19 anni la fase lunare tarda di un giorno. [Questo significa 304 anni!]
Ringiovanire con l’avanzamento del tempo non è un fatto che avvenga abitualmente!
In qualsiasi modo asseriscano che l’era della luna ecclesiale corrisponde soltanto approssimativamente a quella astronomica, ciò significa soltanto che la LUNA I può presentarsi in anticipo e che quindi è più vecchia di quanto la tabella di Pasqua indichi. Il citato errore di Pasqua, calcolato diversamente nei vari luoghi non proviene dal fatto che segnalavano la prima falce lunare primaverile prima di vederla. Non ho trovato la benché minima traccia di ciò nella bibliografia. Dal confronto della tabella di D. E. con le fasi lunari della NASA si può affermare che le sue tabelle non potevano essere state compilate nel 525 e.V./C.E., perché la fase lunare del 519 lo esclude categoricamente D. E. localizza la domenica di Pasqua il 31 marzo mentre la Luna 14 viene localizzata da lui il 30 marzo invece dell’effettivo 1° aprile. Inoltre la Luna 14 è cinquanta giorni in anticipo prima della luna piena! Naturalmente le fasi lunari “invecchiano” col passare del tempo, così sarà opportuno cercare quel periodo astronomico quando nel 19° anno della tabella lunare, le lune piene non precedono se stesse.
Lo slittamento del tempo di 198 anni del Calendario Ungarico semplifica notevolmente la nostra situazione. Abbiamo vistosamente confermato il regno dell’imperatore Anastasio che regnò secondo la cronologia tradizionale tra gli anni 491 – 518. Con l’eclissi solare del 5 ottobre 693. Quindi D. E. creò le sue tabelle poco prima della sua morte, circa intorno agli anni 720 e.V./C.E.
Chi approfondisce i misteri del ciclo di 19 anni, non sa soltanto che ogni 532 anni il calendario ripete se stesso con ogni riferimento, ma sa anche che ogni 10 cicli ossia ogni 190 anni si ripete quasi perfettamente. (Nella ripartizione dei giorni della settimana a causa dell’anno bisestile tra i quattro anni in due c’è un errore parziale di 1 giorno, ma cosa conta tanto in confronto dello slittamento di 190 invece che di 198 anni.).
Si deve quindi affermare che astronomicamente quando si ripetono le fasi lunari (indicate da D. E. e da allora accettate e confermate con calcoli astonomici) dell’anno prescelto 525 - la luna piena - , la Pasqua in modo che non superino il valore indicato nella sua tabella. Con l’aiuto del Calendario Ungarico [198 anni] possiamo rapidamente trovare l’anno astronomico primitivo 715 e.V./C.E., ossia l’anno quando D. E. creò le sue tabelle. Come era costretto a giocherellare con 8 anni e svelarci la spiegazione è logica, cioè il fatto del perché nel sistema dionisiano avviene un salto del tempo confermato da dozzine di eclissi solari e lunari dell’età antica dal 198 al 190! (All’anno 715 e.V./C.E. secondo il Calendario Ungarico corrisponde l’anno 517 A.D., il quale in conseguenza allo slittamento di 8 anni è diventato l’anno 525 A.D.)
Guardando dal 715 e.V./C.E., al primo ciclo di 19 anni di lune piene spostato di 190 anni da Dionisio fanno sì che esse si presentino in bell’ordine secondo le date della tabella.
Si può controllare sulla pagina home della NASA: http://suneart.gsfc.nasa.gov/eclipse/phse/phases .
Se qualcuno dopo il controllo dell’anno 95+19 non dovesse essere ancora convinto dalla mia affermazione dello spostamento di 190 anni, egli allora dovrebbe rispondere alla domanda: che problemi ha mai avuto a proposito della Pasqua del 526, perché tutto è chiaro: la luna piena era attesa per il 13 aprile, lunedì e la domenica di Pasqua secondo le regole cade il giorno 19 ossia di domenica. 190 anni più tardi nell’anno astronomico 716 la fase di luna piena avvenne in un momento abbastanza critico.
aprile 526 aprile 716
lun mar mer gio ven sab dom lun mar mer gio ven sab dom
Con l’odierno calcolo a ritroso l’11 aprile, nel giorno di sabato, secondo la nostra odierna conoscenza alle 15:09 UT! Quindi è giusta la scrittura a proposito della Pasqua: quando si deve festeggiare la Pasqua? La risposta si riferisce a una domenica 12 aprile di luna piena ed in base a ciò è corretta la data del 19 aprile per la Pasqua!
Analoga è la situazione anche per l’anno 455.
aprile 455 aprile 645
lun mar mer gio ven sab dom lun mar mer gio ven sab dom
Il patriarca Proterio si lagnava perché la Pasqua non doveva essere festeggiata il 17 aprile, ma piuttosto il 24! Dall’estratto del calendario allegato si vede bene che questo tipo di problema nel 455 non poteva sussistere, dato che la luna piena ci fu il 18 aprile, così la domanda non esiste!
Ma nel 645 la situazione è molto problematica! Il 16 aprile, sabato, alle 20:20, solo per difetto di un paio d’ore possiamo aspettarci una luna piena e perciò si può discutere sul tempo della Pasqua. Infine quella Pasqua l’hanno festeggiata il 24 aprile, domenica.
marzo 709 aprile 709
lun mar mer gio ven sab dom lun mar mer gio ven sab dom
La legittimità dei 190 anni viene sostenuta anche dalla struttura dell’anno 709, dato che accanto alla luna piena mostratasi il 30 marzo, sabato alle 6:42 si può festeggiare la Pasqua il 31 marzo. Al contrario ciò non è possibile nell’anno 519.
Brevemente riassumo la mia affermazione, la mia ipotesi: Dionisio nell’anno astronomico 715 e.V./C.E. allestì per 95 anni la sua tabella di Pasqua, quando ad Alessandria scrivono l’anno 6017/18 e calcolano accuratamente le Pasque con l’aiuto dei cicli di 19 anni.
Il grande merito dell’autore è che egli è riuscito a sincronizzare il calcolo del ciclo pasquale alessandrino con quello romano/bizantino. Questa sincronizzazione ha provocato un divario di 8 anni nell’inizio nell’era universale alessandrina ma anche in quella bizantina.
Dato che egli ha pensato ed ha anche scritto che quello era l’anno 525 dopo Cristo, le cose sono rimaste così e da allora il mondo civilizzato lo calcola in questo modo! (Gli astronomi lo hanno autenticato con la loro adesione...), questo indipendentemente dal fatto che sappiamo che il calcolo è sbagliato. Questo errore, cioè lo slittamento di otto anni non venne alla luce perché nel 517, nel 518 e nel 525 (in modo sincrono con la nascita di Gesù) i consulenti dell’epoca segnalavano dei consoli di nome Flavio Probo. Ho difficoltà a pensare che D. E. all’epoca avesse confuso l’era del martirio con un’era dioclezianea, la quale non è mai esistita. Presumibilmente possiamo ringraziare i copisti per questi malintesi. In ogni caso nelle mani abbiamo l’anno 284 e.V./C.E., il corretto punto d’inizio astronomico dell’era del martirio.
Quindi il ciclo di 95 anni di Dionisio Esiguo riguarda gli anni 722-817 e.V./C.E., ciò significa anche che, secondo il suo pensiero, la data di nascita di Cristo deve essere stabilita nell’anno astronomico 190 e.V./C.E. (25 dic. 189!), mentre il suo primo anno nell’anno è collocabile nel 191!
In base a ciò per il Calendario Ungarico la nascita di Cristo è da fissare nell’anno 194, mentre rispetto al calendario di Dionisio regolato dalla storia romana, dai consoli, dagli imperatori Augusto e Tiberio 1° anno di Cristo [1 A.D.] è l’anno 199 e.V./C.E.! (8 anni di differenza.)
’E interessante sapere dato che D. E. nel 715 e.V./C.E., allestì la tabella della Pasqua, ma nonostante ciò si ha una spiegazione ragionevole di come e quando si sia diffusa la cronologia dal sistema A.D.
Per questo dobbiamo approfondire più da vicino la conoscenza con il Gran Maestro Beda, già citato.
BEDA IL VENERABILE,
“IL PADRE DELLA STORIOGRAFIA INGLESE”
Facciamo qualche passo avanti e precisamente di 200 anni nel secolo VIII della cronologia tradizionale e facciamo conoscenza con BEDA IL VENERABILE, con la personalità e l’attività del monaco di Jarrow, poiché la diffusione della cronologia cristiana nel mondo è merito suo.
Almeno così ci insegnano...
La sua personalità è interessante, perché in base ad essa possiamo meglio giudicare il suo operato di scrittore e la sua genialità.
“Beda nacque nel 672 nei pressi della foce del Wear, nel reame del Northumbria nell’Inghilterra settentrionale. Quando aveva sette anni, i suoi genitori lo affidarono come oblato (laico che si dedicava ad un servizio religioso) a Benedetto Biscop che quattro anni prima aveva fondato un monastero nel Wearmouth.. Beda visse tutta la sua vita nell’ambiente dei monasteri.”
Beda ancora giovane arrivò al monastero di Jarrow nei pressi di Tyne, monastero che era stato fondato nel 685. Infatti Ecgfrith, il re di Nortumbria nel 681 donò un terreno all’abate Benedetto. Beda d’altra parte trascorse qua tutto il resto della sua vita. Non sappiamo niente dei suoi studi, ma a questo proposito possiamo dire che Jarrow era dotata di un’eccezionale biblioteca e disponeva di maestri di fama.
Sorprendentemente il suo vescovo lo ordinò diacono in relativamente tenera età, a 19 anni. Con un semplice ragionamento appare incredibile che a 10 anni dalla donazione del terreno Jarrow sia divenuto un rinomato centro intellettuale. Che non si tratti di una fiaba lo sappiamo dallo studio di Lajos J. Csóka che afferma: “Il trasmettitore della cultura antica al Medioevo è BEDA IL VENERABILE (673-735)” [Vigilia, 8, agosto 1973]
Il vescovo Benedetto fondò a Jarrow nei pressi di York nel 685 un monastero in omaggio a S. Paolo. “Lo fece costruire da maestri della Gallia in stile romano; le pareti ed il soffitto furono decorati tenendo presenti modelli romani. Tenne accanto a sé per anni il maestro di cappella della Basilica di San Pietro, l’arcicantore Giovanni per insegnare ai suoi frati la pronuncia corretta dei testi latini e delle melodie gregoriane, in pratica per insegnare loro a cantare.
In queste condizioni era normale che lo sviluppo fosse particolarmente rapido…
Dal punto di vista della nostra storia è un elemento importante il fatto che “nella vita di Beda non accadessero tanti avvenimenti esterni. Egli non si allontanò mai dal suo monastero più in là di York o di Lindisfarne e non partecipò mai alla vita pubblica della sua epoca: la sua vita era di quella di uno studioso del monastero.”
È noto che nel 703 lo ordinarono sacerdote e che da allora insegnò nella scuola del monastero e preparò dispense per i suoi allievi. Scrisse ad esempio anche un libro scolastico di grammatica, uno di ortografia ed uno di metrica poetica.
Approfondì gli studi delle scienze naturali, scrisse anche opere geografiche ed astronomiche. Però, prima di tutto si occupò di scrivere la storia della conversione della sua patria, la biografia dei primi santi inglesi, dei primi abati del convento, inoltre in versi quella di S. Cuthbert.
Se fino adesso i lettori nutrissero dei dubbi, proporrei di fare conoscenza della futura autobiografia del bambino entrato in quell’ambiente dall’atmosfera classica e patristica.
“Io Beda, servo di Cristo, sacerdote del monastero di Wearmouth e di Jarrow, sono nato in questa regione: all’età di 7 anni i miei genitori hanno affidato la mia educazione agli abati Benedetto e Ceolfrith. Da allora ho trascorso tutta la mia vita nel monastero e ho dedicato tutte le mie energie allo studio della Bibbia. Accanto all’esecuzione degli esercizi spirituali monacali e della preghiera corale, lo studio, l’insegnamento e la scrittura erano le attività che amavo di più. Il mio vescovo Giovanni mi ordinò diacono all’età di 19 anni, a 30 anni invece divenni membro del collegio presbiterale.” (1)
Beda giustamente viene nominato “praeceptor Angliae”, il maestro d’Inghilterra. Prima di tutto insegnò ai circa 600 membri dei suoi due monasteri ed ai benedettini di altre abbazie desiderosi di studiare, ma, grazie all’influsso delle sue scritture, presto la sua notorietà si diffuse largamente non soltanto in Inghilterra, ma ben presto anche nell’intero continente. (Csóka, 524.)
La sua fama è dovuta fondamentalmente ai suoi commenti delle Sacre Scritture, dato che in quei tempi poche persone avrebbero potuto interessarsi all’altra sua opera monumentale – La storia dell’Inghilterra –, o, più precisamente La storia della Chiesa d’Inghilterra. Secondo Diós la sua epoca costituisce un grandioso ricordo della scienza medioevale che si chiude con l’anno 731. Più terrificante di ciò c’è solo il messaggio:
“Gran parte di ciò che conosciamo dell’antica storia inglese proviene da lui”
Probabilmente egli pose le basi del cosiddetto rinascimento dei Carolingi. Oltre alle opere finora citate, anche lo studio delle scienze naturali lo interessò e fece conoscere col libro dal titolo “De rerum natura” la sua visione del mondo della fisica ai suoi allievi
La sua principale fonte era Isidoro di Siviglia la cui conoscenza perfezionò attingendo dalla “Naturalis Historia” di Plinio.
Non considerò la Terra come un disco ma come un globo. (Csóka, 524.)
Per quanto riguarda il mio studio ha una grande importanza il suo interesse per il calcolo del tempo e della data della Pasqua. Si interessava molto anche all’astronomia. Nella sua opera intitolata “De ratione temporum” si occupava dettagliatamente della determinazione della Pasqua la cui data variava nel corso degli anni, oltre alla cronologia greca, romana, ebraica, egiziana ed inglese. L’opera che ebbe maggiore influenza nel corso dei secoli fu quella di rendere generale il conteggio dei tempi a partire dalla nascita di Cristo.
In relazione alla cronologia preparò la sua tabella pasquale nell’intervallo tra il 532 e il 1063…
Qui forse possiamo soffermarci un po’, considerando che Beda era uno scrittore ecclesiale ed era quindi alquanto incomprensibile che osasse andare oltre l’anno1000 … Non avrebbe letto la Bibbia?
Beda conosceva il testo della Bibbia Vulgata, ebbe pure conoscenza del fatto che l’abate Ceolfrith fece fare tre copie decorate di cui ne regalò una al papa Gregorio II, e questo, detto Codice Amiatino (Codex Amiatinus), oggi è l’esemplare più antico del testo della Vulgata.
Beda approfondisce sufficientemente i suoi calcoli, ma in pratica non fa nient’altro che alla stregua di un servo – come possiamo constatare nel codice di Colonia – aggiungere al conteggio degli anni i dati del ciclo del 19°. Così guadagnava sull’asse del tempo un periodo di 532 anni, fatto che sarebbe stato di estrema utilità agli annalisti
Il lettore giustamente può porsi la domanda di cosa approfondisse, se si limitava a copiare alla stregua di un servo, ma il lettore stesso si renderà anche conto del fatto che se vive all’inizio dell’VIII secolo della cronologia tradizionale, ciò per il calendario Ungarico significa X secolo e.V./C.E.
Ma la situazione è ancora più complessa, perchè nel 43 ° capitolo della sua opera sopraccitata “De ratione temporum” si lagnasse che la Luna fosse eccessivamente “vecchia”!
Ma di quanto?
La segnalazione osservata dà un errore di due giorni rispetto alla tabella iniziata nel 532 D.E.. Esattamente, nell’ultimo anno del ciclo 19 la luna nuova è visibile già il 2 aprile, mentre il 17 aprile in base del terminus paschalis (termine pasquale) si potrebbe vederla soltanto il 4 aprile. Questo svelava l’epoca in cui egli visse. Non poteva essere prima del XIII secolo, dato che questi due giorni teoricamente significano 2x304=608 anni. Abbiamo già dimostrato che l’anno 532 A.D. è equivalente all’anno 722 e.V./C.E., quindi sono da calcolare 600 anni, che porterebbero il limite d’errore a +/- 100 anni.
Per nostra fortuna con l’aiuto della già accennata tabella delle fasi lunari della NASA si può determinare più precisamente l’epoca di Beda o della persona che in nome di Beda scrisse. Sappiamo pure che la visibilità della nuova luna falciforme rispetto alla teorica luna nuova è di 36 ore.
Dagli ultimi anni del ciclo 19 (1253, 1234, 1215, 1196, 1177, 1158) gli anni del 1234 e del 1253 non possono essere considerati, dato che in entrambi i casi la luna nuova era visibile già il 1 aprile. Nel mio filtro sono rimasti due anni possibili, il 1234 e il 1215. Gli anni precedenti non sono da considerare a causa di motivi che chiarirò più tardi. La questione di base a favore della dimostrazione del salto del tempo è quella di liberare la nostra storiografia dai falsificatori anacronistici e far sì che i loro scritti si collochino nel luogo e nel tempo giusto. Secondo la mia opinione, le opere attribuite a Beda che visse tra il 672/673 e il 26 maggio 735 neanche tre studiosi del Duecento avrebbe potuto metterle insieme in cinquant’anni nella solitudine di un monastero. (Non ho intenzione di dubitare della quantità enorme di copie dei manoscritti.)
È un fatto conosciuto che lo “zero” come concetto autonomo di valore locale e come numero venne trasmesso all’Europa all’inizio del XII secolo dagli arabi. Non è logico che questa nozione comprovabile nel IX secolo in India sia passata successivamente ai colonizzatori, agli inglesi e da loro infine nell’VIII secolo.
L’astronomo americano di Baltimora – Robert R. Newton – che considerò Tolomeo un impostore dell’Era Antica, nel 1972 scrisse già che Beda che si suppone vissuto nell’VIII secolo usa la nozione di „nullam” come noi! Robert Newton nel suo libro ha esaminato minuziosamente le eclissi trovate nelle cronache medioevali e ha trovato nel materiale di Beda in modo strano, eclissi avvistate o calcolate in Italia (sic!). Come scriveva, non aveva intenzione di impegolarsi nella storia della diffusione dello „0”, come nozione numerica, ma era chiaro in base al capitolo XX del ”De Tempore Ratione [725]”, che egli calcolava utilizzando lo zero, proprio come noi.. Newton con opportuni argomenti dimostra che Beda sotto il concetto di “zero”, non pensava al „nulla”, dato che non ha senso addizionare al “nulla/zero”, un numero naturale. Beda era chiaramente a conoscenza delle due principali proprietà del “nulla” o dello “0”; la prima è quella che calcolando i numeri interi positivi a ritroso arriviamo allo “0”! La seconda proprietà è quella che addizionando “0” ad un numero naturale, tale numero rimane invariato. Beda non dava importanza alla spiegazione di queste due proprietà dello “0”. Evidentemente si aspettava che i lettori le capissero.
Arno Borst nella sua opera pubblicata nel 1998, intitolata “Die karolingische Kalenderreform”, rifiuta la teoria di Newton e secondo lui il lessico di Beda ha origine dalla fonte del “De institutione arithmetica II 4,4 (S. 89)” di Boezio. Con questa affermazione di Borst, al di là di Beda, possiamo congedarci anche da lui come da persona “che ha tramandato la cultura dell’Era Antica”
La più famosa opera di Beda è l’“Historia gentis Anglorum ecclesiastica” grazie alla quale ancora oggi viene frequentemente ricordato. Leggendo il titolo sembrerebbe trattare soltanto la storia ecclesiastica inglese, in realtà contiene molto di più, ossia tutta la storia inglese fino al 731.
Paul Johnson nella sua opera già citata loda apertamente l’operato di Beda del VIII secolo:
“Beda era uno storiografo troppo valido per deformare le storie secondo le dottrine cristiane. Il suo libro non è una storia nazionale, ma un resoconto corretto e sincero dell’arrivo del cristianesimo in Inghilterra, della chiesa inglese e del suo successivo sviluppo.” (Johnson, La storia del cristianesimo, 182.)
Secondo Johnson il metodo di lavoro all’apice dei secoli VIII-IX era il seguente: “Piegavano quattro volte il foglio, questo comportava la creazione di otto fogli, cioè sedici pagine che si succedevano l’una all’altra. Questo era il cosiddetto quaternio. Ogni copista ne riceveva uno così e su di esso doveva copiare le pagine aventi determinati numeri. Nello scriptorium potevano lavorare anche venti uomini. Erano seduti su una panchina o su una sedia,con i piedi posati su un seggiolino e lavoravano tenendo la pergamena in grembo; sul tavolo davanti a loro c’erano i libri da copiare, di fianco su un piccolo supporto tenevano le penne, l’inchiostro, le vernici, il compasso e il righello. Lavoravano in completo silenzio (la dettatura delle lettere e delle opere originali si svolgevano in un altro luogo), ma sui margini dei fogli facevano vivaci annotazioni che avevano la funzione di scambi d’opinione con la posterità.”
Gli scriptorium raggiunsero l’apice della loro attività nei secoli VII e VIII in Inghilterra a Canterbury, Rippon, Wearmouth, Harrow, York e Lindisfarne; in Irlanda a Bangor, Durrow e Kells. Il lavoro era estremamente lento. La realizzazione di una Bibbia di elevata qualità comportava circa un anno di lavoro per l’intero scriptorium. Quando la copiatura era finita, il sovrintendente ai lavori raccoglieva i fogli, controllava il testo e poi consegnava il volume al rilegatore. Le opere più piccoli e più brevi spesso venivano rilegate in un unico volume. I libri erano fatti per l’eternità.Un piccolo volume del Seicento proveniente da Wearmouth o da Jarrow coperto con pelle rossa di capra africana, che conteneva il Vangelo di Giovanni, probabilmente di proprietà di Beda il Venerabile.” (Johnson, 205-206.) si trova ancor oggi in uno stato di eccellente conservazione.
In base a tutto ciò non ho problemi ad accettare ogni particolare del funzionamento del medioevale scriptorium, eccetto il tempo…
L’entità dell’errore temporale di Johnson è al minimo di tre secoli. Così durante i secoli VIII e IX non potevano copiare i testi dell’Era Antica che oggi teniamo nelle nostre mani. Particolarmente non in Inghilterra ed in Irlanda. Così dobbiamo cercare un’altra soluzione a proposito della conservazione degli scritti di Tacito, Svetonio, Ammiano, Vitruvio, etc.
Beda fu sepolto a Jarrow. Nel Trecento i suoi resti vennero sistemati accanto alle ossa di Cuthbert nella cattedrale di Durham.
Più tardi portarono la sua bara nella zona occidentale della cattedrale, nella cosiddetta Cappella di Galilea. Ancor’oggi la sua tomba è visibile. Il papa Leone XIII nel 1899 istituì la Festa di Beda per tutta la Chiesa e lo dichiarò maestro della Chiesa.
Il cerchio si è chiuso. In base a quanto detto possiamo esser sicuri che la cronologia cristiana non si diffuse partendo dall’Inghilterra verso il nostro continente ( per l’Italia).
Il falsificatore/i con Beda hanno passato il segno. Attribuire una conoscenza dei secoli XII-XIII ad una persona del VIII secolo è un inganno, non una bugia
ufficiosa, ma una variante raffinata di essa. Quindi la chiesa deve liberarsi rapidamente dal Beda qualificato maestro della chiesa.
Può apparire che io tiri un po’ troppo per le lunghe questa questione della Pasqua, ma il Lettore può capire che molti specialisti proprio in base ai miei ragionamenti si convinceranno dell’esistenza dello slittamento del tempo/salto del tempo.
Il punto d’inizio di Giuliano, il 154 H.C./C.E. da me determinato col calcolo a ritroso degli equinozi di primavera ha procurato certa sorpresa soltanto in una ristretta cerchia di astronomi che si occupano di calendari. Una cosa è la determinazione del punto d’inizio del Calendario Giuliano calcolata esattamente fino alla giornata, ma da ciò non è ancora percepibile quando avvenne il salto del tempo